Sull’Iran, l’Amministrazione Biden è pronta a disfare il lavoro di quella precedente. Sarà un bene per il mondo … oppure no?

Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato

Majid Rafizadeh per The Gatestone Institute

Regola fondamentale nei negoziati è di ottenere (o mantenere) un vantaggio nei riguardi dell’altra parte. L’Amministrazione Biden, misteriosamente,  sta facendo esattamente il contrario con il Regime dell’Iran.

Poco prima di andare a Vienna per negoziare la ripresa del disastroso “accordo nucleare” del 2015 (che, per inciso, l’Iran non ha mai firmato), il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Ned Price, ha fatto esplodere una bomba dicendo ai giornalisti che gli Stati Uniti sono pronti a togliere le sanzioni contro l’Iran:

“Siamo pronti a fare i passi necessari per tornare al rispetto del JCPOA, compresa la revoca delle sanzioni, che non sono coerenti con tale accordo. Non sono nella posizione di potervi dire quali potrebbero essere”.

Perché mai l’Amministrazione dovrebbe dire ai leader iraniani, prima dei negoziati, che è pronta a togliere le sanzioni mentre non ha ancora ricevuto nulla in cambio?

Il Regime Iraniano, naturalmente, ha fiutato immediatamente la sua debolezza e ha cominciato ad aumentare le sue richieste.

L’Amministrazione Biden ha quindi offerto ai mullah 1 miliardo di dollari in cambio del congelamento della produzione di uranio arricchito al 20%.

Ma l’Iran vuole di più. I suoi leader hanno chiesto 30 miliardi di dollari per il congelamento di un mese.

Per ottenere un’ulteriore leva ed estorcere maggiori concessioni, il Regime ha annunciato di aver cominciato a testare le sue più recenti centrifughe nucleari.

L’Amministrazione Biden sembrerebbe non aver compreso che è il Regime Iraniano ad essere disperato come conseguenza dell’”accordo nucleare”, non gli Stati Uniti.

Dopo le sanzioni della precedente Amministrazione, i mullah hanno visto due grandi rivolte.

Il Regime Iraniano è ora in bancarotta sia politicamente che economicamente, per di più in prossimità di nuove elezioni (18 giugno)con i candidati che devono essere approvati dalla Guida Suprema dell’Iran, Ayatollah Ali Khamenei.

Attualmente, il Regime ha notevoli difficoltà a finanziare le  sue milizie sia all’interno che all’esterno dell’Iran.

Per la prima volta in più di tre decenni, Hassan Nasrallah (il leader di Hezbollah, definita organizzazione terroristica da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Lega Araba, Israele e altri ancora) ha fatto una pubblica dichiarazione chiedendo alla gente di donare soldi al suo gruppo:

“Le sanzioni sono una forma di guerra contro la resistenza libanese e dobbiamo affrontarle come tali. Annuncio, oggi, che abbiamo bisogno del sostegno della nostra base popolare per battere quelle misure”.

La moneta iraniana, il rial, ha perso più della metà del suo valore solo nel 2020 — un declino che la rende una delle peggiori valute al mondo.

Al 10 aprile, la valuta è stata scambiata sui “mercati non ufficiali” a 25.500 rial per dollaro USA!

I mullah al potere stanno anche affrontando uno dei peggiori “deficit di bilancio” da quando hanno preso il potere.

Il Regime Iraniano sta attualmente gestendo un deficit di bilancio pari a 200 milioni di dollari per settimana e si stima che, se la pressione su Teheran continuasse, il deficit raggiungerebbe ca. 10 miliardi di dollari entro marzo 2021.

Questo deficit aumenterà l’inflazione e svaluterà ulteriormente la valuta.

Il Regime ha anche firmato un “accordo segreto di 25 anni” con la Cina, che garantisce a quest’ultima diritti significativi sulle risorse dell’Iran.

Si dice che la Cina investirà quasi 400 miliardi di dollari nelle “industrie iraniane del petrolio e del gas”, oltre che nella “petrolchimica”.

In cambio, avrà la priorità per fare offerte su qualsiasi nuovo progetto iraniano che sia legato a questi settori.

La Cina schiererà anche  5.000 membri delle sue “Forze di Sicurezza” sul terreno dell’Iran.

Tale accordo  — i cui termini sono trapelati ufficiosamente — include forniture di petrolio e gas iraniani a prezzo scontato per 25 anni e ha generato dure proteste da parte dell’opinione pubblica iraniana, perché sembra volto a inasprire lo scontro con gli Stati Uniti.

Inoltre, il Regime è estremamente isolato perché Israele e gli Stati Arabi si sono notevolmente avvicinati fra loro.

In questo momento i leader iraniani, disperati, stanno attaccando le basi americane in Iraq e Afghanistan nel tentativo di forzare gli Stati Uniti a negoziare alle loro condizioni.

L’Amministrazione Biden, nel frattempo, si è portata avanti con il fallito “accordo nucleare”che permetterà all’Iran di diventare una legittima potenza nucleare in pochi anni, nonostante la massiccia opposizione del Congresso USA.

Alcuni Legislatori Repubblicani hanno presentato ben otto piani per impedire al Governo degli Stati Uniti di tornare all’accordo JCPOA.

Queste proposte includono l‘inasprimento delle sanzioni contro l’Iran, la dichiarazione di non sostegno al JCPOA e l’opposizione all’allentamento delle sanzioni, come parte dello sforzo per impedire agli Stati Uniti di rientrare in un accordo che considerano tossico, non solo per il Medio Oriente e l’Europa, ma anche per il Sud America dove Hezbollah ha “creato problemi” sul fronte meridionale dell’America (ad esempio in Venezuela).

La principale critica dei Repubblicani e dei Democratici del Congresso, nel 2015, era legata alle scadenze dell’accordo nucleare.

Secondo il quadro generale dell’accordo, tutte le restrizioni imposte al programma nucleare e missilistico dell’Iran sarebbero state eliminate in pochi anni.

Nel 2030 l’Iran avrebbe potuto arricchire l’uranio indefinitamente, aumentando il numero e la qualità delle sue centrifughecome ha già cominciato a fare.

Per un Iran in grado di arricchire l’uranio a qualsiasi livello, sarebbe un piccolo passo arricchirlo fino a un “livello nucleare”,  mettendo il mondo a rischio, perché altri Paesi della regione potrebbero comprensibilmente sentirsi obbligati ad avviare i loro programmi nucleari come deterrente.

Gli Stati Uniti e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU farebbero bene a imporre sanzioni a Teheran anche per la violazione della Risoluzione 2231, che “invita l’Iran a non intraprendere alcuna attività relativa a missili balistici in grado di lanciare armi nucleari”.

Nel frattempo, i leader iraniani stanno ulteriormente arricchendo l’uranio per costruire le loro bombe nucleari, mettendo a punto i missili balistici per trasportarle, continuato a cantare Morte all’America e Morte a Israele“.

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Link: https://www.gatestoneinstitute.org/17273/iran-biden-administration

Scelto e tradotto da Franco