Gli studi dimostrano che non c’è niente che non faccia male (meglio vivere pericolosamente … tanto, non potete farci niente)

Itxu Diaz per The American Spectator

Ho paura. Mi alzo alle sei del mattino, accendo la radio e mi hanno già rovinato la giornata: “Alzarsi presto fa male alla salute”, secondo uno studio dell’Università di Westminster.

Il mio corpo è ora pieno di cortisolo che, a quanto pare, è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali.

M’infilo una mascherina della dimensione di una portaerei della “seconda guerra mondiale”. Mi lavo la faccia con un gel idroalcolico. Guardo la bottiglia e penso alla possibilità che qualcuno possa avermi messo il coronavirus in bocca mentre dormivo.

Guardo di nuovo la bottiglia. Esito. Bevo un sorso. Un gargarismo … ed esco di casa per il mio solito caffè.

Nella caffetteria, al tavolo accanto al mio, un tizio continua a parlare del suo recente viaggio in Sudafrica. M’immagino centinaia di migliaia di particelle di coronavirus del ceppo sudafricano che sgorgano da tutti i suoi orifizi.

Come prima misura di sicurezza evito di respirare. Trattengo il respiro per un paio di minuti finché la mia pelle diventa del colore degli occhi di Nicole Kidman.

Prima di svenire, scelgo di allontanarmi discretamente. Naso e bocca coperti, respiro dalle orecchie.

Succo d’arancia, giornale. Notizie terribili sul cambiamento climatico: “Il livello del mare si alza quattro volte più velocemente del previsto” … “La gente morirà presto per il surriscaldamento” … “Biden esorta i Governi a combattere il cambiamento climatico” (aumentando le tasse fino alla stratosfera).

Ho caldo, molto caldo. L’aria è densa. Iperventilazione. E’ il cambiamento climatico, ne sono sicuro.

Il succo d’arancia mi riconcilia con la natura. Dev’essere il più naturale possibile.

Al diavolo. A pagina 56, in quella parte del giornale dove ci si aspetta di trovare solo sport e belle ragazze, c’è una notizia davvero inquietante: “Perché dovresti smettere di bere succo d’arancia proprio ora”.

Dannazione, proprio ora? Sono un fascio di nervi, rovescio il mio succo sulla tazza di caffè.

Mentre cerco di spostarla, rovescio il caffè sull’idiota appena tornato dal Sudafrica che, a sua volta, ricambia la cortesia scagliandosi contro di me con una serie di insulti, tirando giù la mascherina per rendere le sue imprecazioni più facili da capire.

Sono le 8:30 del mattino e io sono un povero scrittore, bagnato con lo sputo di ceppo sudafricano, sul punto di morire contemporaneamente di siccità e d’inondazione e, nella remota possibilità che io riesca a sopravvivere a tale apocalisse, è probabile che crolli per l’eccesso di fruttosio dovuto alla mia assunzione di succo d’arancia che, secondo un giornalista, lascerà il mio sistema immunitario vigoroso quanto Biden dopo aver sollevato una panca da duecentosettanta chili.

Salgo sulla mia macchina nuova di zecca, pronto a dimenticare tutto lo stress, e faccio un giro in città.

Amo l’odore del nuovo. Accendo la radio: “Un rapporto dell’Università di California Riverside mette in guardia sugli effetti nocivi per la salute dell’odore di auto nuova”.

Mi strofino gli occhi. Non ci credo. Il mondo sta cospirando contro di me.

A quanto pare, riferisce una voce femminile allo stesso tempo sexy e minacciosa, “L’esposizione al benzene e alla formaldeide per più di 20 minuti supera il limite di tolleranza raccomandato dalle autorità sanitarie”.

Santo cielo. Apro il finestrino e metto la testa fuori.

Polizia: “Cittadino! Accosti”.

“Lei stava guidando con la testa fuori dal veicolo”, mi fa notare.

“Lei, in effetti, è molto perspicace”.

“E’ consapevole di quello che stava facendo?”.

“Credo di sì, a meno che l’iniezione di gel idroalcolico non mi abbia dato alla testa”.

“Non ha letto il nuovo rapporto dell’Indian Journal of Orthopaedics sui guidatori che mettono gli arti fuori dalla macchina?

“Non mi dica altro … s’impennano i loro livelli di cortisolo?”.

“No”.

“Fanno aumentare il livello del mare?”.

“No”.

“Contribuiscono alla deforestazione dell’Amazzonia?”.

“No.

“Prendono il ‘ceppo automobilistico’ del coronavirus?”.

“No”.

“Ok … sono tutt’orecchi, allora”

“Sono stati seguiti più di 30 ragazzi che hanno subito amputazioni di arti, lussazioni, ustioni e altre lesioni da autostrada. Quasi tutti sono conseguenza dell’aver messo qualcosa fuori dal finestrino. Quindi, lei puoi scegliere fra ‘guida spericolata’ e ‘tentato suicidio per decapitazione’, senza l’aggravante dello jihadismo. Tanto, la multa è più o meno la stessa. Questo è solo per ricordarle di non mettere mai niente fuori dal finestrino”.

“Ho avuto una giornata molto stressante. Posso fumare una sigaretta?”. Chiedo, malinconico.

“Certo, ma bisognerebbe comunque scegliere fra un ‘crimine contro la salute nazionale’ e una multa per ‘essersi tolto la mascherina davanti a un poliziotto’. Più o meno è la stessa cifra. Questo mese abbiamo anche un’offerta speciale: se lei si toglie la mascherina, tossisce nel palmo della mano e getta una sigaretta accesa nel cespuglio lungo la strada, vince un fine settimana — tutto pagato — nella più vicina prigione di contea”.

Mi arrendo di fronte alla replica del poliziotto, ma non prima di desiderare con tutto il cuore che si sia alzato presto stamattina e che abbia bevuto un grosso bicchiere di succo d’arancia.

Con i finestrini completamente chiusi, aspetto l’esito fatale leggendo un libro sulla storia del nazismo.

Ma una nuova scossa mi fa balzare sul sedile: “La paura è la prima causa del totalitarismo nel mondo”.

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Link: https://spectator.org/health-studies-bad-for-you/

Scelto e tradotto da Franco