Inseguendo il Dragone

Peter Schweizer per The Gatestone Institute

Nel suo primo giorno in carica, il Presidente Joe Biden ha firmato un Ordine Esecutivo molto importante, che ha bloccato il progetto dell’Oleodotto Keystone XL.

Nascosto in quell’Ordine ci sono due piccole frasi che permetteranno al Governo cinese di entrare nel settore elettrico americano.

Collocato nella Section 7(c), l’Ordine revoca le precedenti direttive messe in atto dall’Amministrazione Trump, che così recitavano:

“… i nostri nemici stranieri stanno cercando di sfruttare le debolezze del sistema elettrico degli Stati Uniti, che fornisce energia elettrica per la difesa nazionale, per i più importanti servizi d’emergenza, per le infrastrutture, per l’economia e per il nostro modo di vivere”.

Apparentemente, l’Ordine di Biden sospende per 90 giorni quello precedente e delega la decisione della sua eventuale sostituzione al Segretario per l’Energia degli Stati Uniti d’America e all’”Ufficio per la Gestione e il Bilancio” [OMB].

In pratica, con la sospensione delle precedenti direttive, si creano opportunità per le imprese cinesi di vendere sul mercato statunitense attrezzature e impianti per il sistema elettrico, che è il servizio fondamentale che immagazzina e fornisce energia elettrica a tutto il Paese.

Il sistema elettrico comprende centraline, alimentatori, linee di alimentazione ad alto voltaggio, condensatori e tutti gli altri impianti necessari per trasferire energia elettrica dalle Centrali, dove viene prodotta, agli utenti finali — che siano civili, enti governativi o militari.

Questi sistemi sono altamente digitalizzati. L’obiettivo dell’Amministrazione Trump era d’impedire che la Cina, il più grande rivale degli Stati Uniti, se ne impossessasse.

Con un tratto di penna Biden ha rimosso quella protezione.

La revoca del Progetto Keystone XL ha attirato molta attenzione.

Il progetto per potenziare l’Oleodotto, che porta gli scisti bituminosi dal Canada alle raffinerie sulla costa del Golfo del Messico, era stato preso di mira dagli ambientalisti per anni e anni.

La sua revoca non è altro che la realizzazione di una promessa elettorale, fatta per consolidare il supporto dei Democratici, che danno precedenza all’energia green e alle fobie ecologiche.

Quando l’Ordine di Trump venne emesso, c’era preoccupazione per la dipendenza energetica degli Stati Uniti da Paesi ostili [forniture e impianti].

Ad esempio, verso la fine del 2015 il sistema energetico ucraino subì un attacco informatico così duro da causare un’interruzione di corrente in tutto il Paese.

L’Ucraina dichiarò che dietro a quell’aggressione c’erano i Servizi Segreti russi.

Quando l’Amministrazione Trump emise l’ordine, a metà del 2020, il Segretario all’Energia, Dan Brouillette, sottolineò l’assoluta importanza di “proteggere il sistema energetico da attacchi e aggressioni straniere”.

Gli analisti, a quel tempo, identificarono nella Cina e nella Russia i due grandi attori in grado di costituire una minaccia (tuttora valida) al sistema elettrico statunitense.

Quindi, con quale mandato, oggi, viene permesso alla Cina di accedere al mercato americano, fornendo impianti e attrezzature che potrebbero portarla al controllo del sistema elettrico del Paese?

Chi ha chiesto a gran voce la rimozione del sistema di protezioni, volto a evitare una guerra informatica contro il sistema energetico americano?

La risposta potrebbe arrivare fra 90 giorni, quando il Segretario all’Energia e il Capo dell’OMB potrebbero riconsiderare la sospensione invocata da Biden.

Il maggior beneficiario della revoca del Progetto Keystone XL è l’energivora Cina.

Senza l’oleodotto, l’industria petrolifera canadese dovrà rivolgersi ad altri mercati.

Sia i fornitori che il Governo canadese hanno investito notevolmente negli oleodotti, e questo renderà più semplice vendere il petrolio (che prima era destinato agli Stati Uniti) a Pechino.

La rimozione dell’Oleodotto mette subito a rischio 10.000 operai edili (fra Stati Uniti e Canada) più tutto l’indotto, con una perdita stimata di 1.6 miliardi di dollari.

Il Senatore Mike Rounds (R-SD) ha dichiarato a Fox che la maggior parte del petrolio verrà comunque trasportato attraverso la rete ferroviaria, il che avrà effetti ancor peggiori per l’ambiente.

Il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, ha detto che la sua Amministrazione è delusa dalla decisione di Biden di revocare il permesso.

Tuttavia, Trudeau stesso approva l’impegno del Presidente nei confronti dell’energia green.

Con la revoca dell’Oleodotto, Biden non sta bloccando la produzione di energia elettrica da combustibili fossili in Canada.

Sta semplicemente trasferendo il consumo di quel combustibile alla Cina.

Tenendo il piede in due scarpe, il Canada sta già cercando di accedere al mercato cinese dell’energia.

Questa revoca spingerà sempre più le autorità canadesi verso quel Paese.

Con quest’ordine, Biden ha concesso al Governo cinese l’accesso al sistema energetico degli Stati Uniti e gli ha fornito un mercato ideale per l’acquisto di petrolio, che renderà la Cina il primo produttore mondiale di diossido di carbonio al mondo.

È difficile capire come questa mossa, unilaterale e senza alcun guadagno, possa aver senso per la sicurezza degli Stati Uniti.

D’altro canto, le connessioni della famiglia Biden sono ben conosciute.

Hunter ha fatto milioni attraverso un investimento chiamato Bohai Harvest (BHR) che realizzò nel 2012, volando con l’Air Force Two a Pechino, mentre suo padre era Vicepresidente.

BHR è una private equity fondata da Hunter Biden e finanziata per 1.5 miliardi di dollari dal Governo cinese attraverso Bank of China.

Questo fu solo il primo fra i tanti affari che Hunter fece con società cinesi legate al settore militare.

Nel 2015, un appaltatore militare cinese, Aviation Industry Corporation of China (AVIC), acquisì quote per il 51pc di Henniges Automotive Co., una società americana che stava sviluppando tecnologie “dual use” con applicazioni militari.

Il restante 49pc fu acquistato dalla Bohai Harvest RST (BHR). Nonostante il problema della tecnologia “dual-use”, l’Amministrazione Obama approvò l’accordo.

Hunter Biden fu coinvolto in un altro affare con la Chinese General Nuclear, una società cinese accusata del furto di segreti nucleari americani e indagata dall’FBI.

I manager di quella società vennero anche arrestati.

Potrebbero non esserci connessioni tra gli affari di Hunter Biden (che è attualmente sottoposto a un’inchiesta dell’FBI per riciclaggio) e la revoca dell’Amministrazione Biden delle restrizioni volute dal suo predecessore sul coinvolgimento cinese nel sistema elettrico statunitense, ai fini della sicurezza nazionale.

Ma sono sicuro che molti altri giornalisti investigativi la pensino come me.

Probabilmente indagheranno su questa faccenda, sia per i sospetti sulle attività di Hunter Biden che per l’assenza di uno specifico mandato elettorale volto a rimuovere tali restrizioni.

Il perfetto tempismo della nuova Amministrazione dà adito a forti sospetti sulla famiglia Biden.

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Link Originale: https://www.gatestoneinstitute.org/17026/chasing-the-dragon

Scelto e tradotto da Franco