Qualche ragione per rendere grazie a Dio di questo 2020 (eccone una: è quasi finito!)

Illustrazione di Iñigo Navarro Dávila

Itxu Diaz per The American Spectator

Se state leggendo, allora immagino che siate ancora vivi. Infilatevi un ago nel braccio. Se vi fa male allora non preoccupatevi, siete vivi e vegeti.

Se non vi fa male, allora siete morti.

In questo caso, arrivati al cancello, chiedete di San Pietro e lui vi sistemerà da qualche parte.

La buona notizia è che potrete togliervi quella ridicola mascherina e … fatemi un favore: dite a Dio che non possiamo essere tutti come il santo Giobbe.

Io, ad esempio, sono come quei discepoli che gridavano in preda al panico: “Signore, salvaci, perché stiamo morendo!”.

Le mie spie celesti mi dicono che quest’anno è stato un tema di grande tendenza nelle preghiere rivolte al cielo.

Ma la paura non è stata inventata nel 2020. In Spagna, ad esempio, nel 1936 i comunisti arrestarono l’umorista Pedro Muñoz-Seca perché monarchico, cattolico e di destra.

Fu portato a Paracuellos dove 4.000 persone furono assassinate per ordine del Partito Comunista.

Muñoz-Seca era in un’aula di Tribunale, nel mezzo di un processo-farsa e a una fermata di distanza dal plotone d’esecuzione quando, facendo sfoggio del suo spirito anche di fronte alla tragedia, gridò a tutti: “Potete portarmi via tutto … ma non potrete portarvi via la mia paura”!

Più tardi, dopo aver sentito la sua condanna a morte, rispose: “No, siete riusciti a portarmi via anche quella“.

Questo spiega perché il geniale scrittore si trovi sulla strada della beatificazione. Dio ha il senso dell’umorismo.

Comunque, paura o no, se siete vivi … già questo sarebbe il primo motivo per ringraziare Dio in quest’anno catastrofico, non importa quanto spiacevole, grottesco e ripugnante sia stato.

Dovremmo essergli grati perché anche quest’anno ci ha mostrato i veri colori del comunismo. Ancora una volta abbiamo visto un’ondata di morte e di miseria.

Ma non è la prima volta che capita: nel 1958 il sanguinario Mao, che conosceva l’agricoltura quanto io i rituali di accoppiamento dei tapiri, decise di sterminare tutti i passeri nell’ambito del cosiddetto Grande Balzo che, in realtà, si rivelò essere un Grande Balzo nell’abisso.

Mao diceva che i passeri mangiavano il grano per i raccolti. Davvero molto attento, questo cinese. Era davvero un grande osservatore.

Ordinò di ucciderli tutti con il pretesto che per ogni milione di passeri sterminati si potevano sfamare 60.000 persone. Suonava bene come qualsiasi altra promessa comunista.

Ma la realtà non è maoista: la scomparsa dei passeri scatenò la piaga degli insetti, che divorarono i raccolti dando inizio alla “Grande Carestia Cinese”.

Se, come dicono alcuni, il coronavirus è una conseguenza dell’aver mangiato pangolini, pipistrelli e qualsiasi altra inimmaginabile sporcizia in un mercato cinese di animali selvatici, la carestia causata da Mao sarebbe responsabile anche della crisi attuale.

Fu la disperazione e la morte per malnutrizione che, il secolo scorso, costrinse i contadini cinesi a mangiare, vivi o morti, cani, gatti, ratti, pipistrelli, insetti …  in alcuni luoghi ricorrendo anche al cannibalismo che, tra l’altro, è un’eccellente allegoria delle politiche comuniste.

Dovreste ringraziare Dio per vivere in un Paese che, quando celebra qualcosa d’importante, uccide un tacchino e lo mangia solo dopo averlo cucinato, senza dover rosicchiare pangolini crudi.

Va da sé che dovreste ringraziare Dio anche per il vino e per la birra. Dovreste farlo sempre, in ogni momento. Noi spagnoli lo facciamo ogni giorno.

Immaginatevi di dover sopportare la campagna elettorale di Biden-Harris senza alcool, come se foste in Arabia Saudita.

Avreste anche potuto cedere al cannibalismo!

Ringraziamo Dio anche per le mascherine facciali. A chi ama parlare da solo per strada ha reso le cose molto più facili, salvandoli da molte situazioni imbarazzanti.

E a chi ha una cattiva memoria ha reso la vita più facile: non dobbiamo riconoscere più nessuno.

“Con la mascherina è impossibile” … è quello che dico a chiunque si offende perché non l’ho riconosciuto per strada, in metropolitana o nella sala d’attesa di un ospedale.

Naturalmente, resti tra noi, riconosco in realtà la maggior parte di loro.

Ringraziamo Dio anche per i nostri anziani.

Ancora una volta, con il loro coraggio e la loro saggezza, hanno aiutato a sopportare con serenità e persino con gioia situazioni del tutto inaccettabili per la nostra irrequieta gioventù.

La pandemia li ha resi ancor più vulnerabili del solito.

Se riuscissero a restare con noi, il 2020 ci avrà insegnato che gli anziani non sono qualcosa d’inutile, come pensano i miserabili mitteleuropei (per questo li stanno facendo fuori con l’eutanasia), ma l’orgoglio della nostra società.

Un’altra buona ragione per ringraziare Dio di questo 2020 è che, se vivete negli Stati Uniti, avrete goduto di una prosperità economica rappresentativa dell’abbondante raccolto che ha dato origine a questa mia celebrazione.

Anche nel mezzo di una crisi che sta attanagliando quasi tutto il mondo, state vivendo in un grande Paese che ha la possibilità di uscire dalla pandemia ancor più forte di prima, purché Biden non lo rovini.

Ma la lista è infinita, come il processo elettorale americano.

Grazie mille … per non portare nel cuore tutto quel risentimento che sfigura il volto di Kamala Harris.

Perché ci siamo resi conto di quanto siano importanti quei piccoli lavori che passano inosservati: il cameriere, l’infermiera, la badante e tanti altri.

Perché quegli stupidi incontri aziendali, faccia a faccia, sono un ricordo del passato — Dio sia lodato!

Perché, finalmente, le persone ti parlano da una distanza di sicurezza.

Perché c’è voluta una pandemia per togliere di mezzo quella pazzerella di Greta Thunberg dalle prime pagine dei giornali.

Perché possiamo ancora goderci una giornata di sole.

Perché i nuovi filosofi-hippie di Instagram non hanno finalmente più niente da dire.

E, in particolare, perché Alejandro Jodorowsky quest’anno non ha pubblicato nessun libro.

E, naturalmente, quando penso alla Cena del Ringraziamento, ammetto di essergli eternamente grato per avermi fatto diventare un uomo e non un tacchino (anche se ci sono giorni in cui, più che ringraziarlo, vorrei chiedergli il “cahier de doléances”).

Ma non è che abbia paura del forno. È che non mi piace stare al centro dell’attenzione.

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Link Originale: https://spectator.org/thanksgiving-2020/

Scelto e tradotto da Franco