Questo è il modo in cui il World Economic Forum vuole resettarvi (ma dovrete essere al meglio delle vostre capacità di resilienza)

Itxu Diaz per The American Spectator

Il World Economic Forum (WEF) è formato da un gruppo di bravi ragazzi che ogni anno si reca in Svizzera a bordo di jet privati per dire alla gente comune che deve andare al lavoro in bicicletta.

Ne ho già comprata una e l’ho messa nel bagagliaio della mia auto, sopra lo scooter elettrico.

Il mio impegno per il pianeta consiste nell’unirmi al loro summit “Pioneers of Change”, con il quale promettono di resettare il mondo dopo la pandemia.

Questi bravi ragazzi sostengono fin dagli anni sessanta che non possiamo andare avanti in questo modo, che il mondo sta per esplodere e che il cambiamento è necessario.

Non importa quale. Va bene tutto. L’unica cosa di cui sono certo è che loro, invece, rimarranno gli stessi.

Quindi, non vedrete Bill Gates su uno scooter … ed è un peccato perché potreste farlo incespicare, come giusta vendetta per le ore di gioventù che avete sprecato a guardare come un idiota il suo schermo blu.

Il WEF, per darsi un po’ di credibilità, nella descrizione dell’evento che si terrà nei prossimi giorni ha inserito la parola “resilienza”, che è un termine usato dagli idioti quando vogliono far finta di sapere di cosa si stia parlando.

Un paio di giorni fa, ad esempio, è venuto un tecnico a riparare la mia lavastoviglie.

Dopo averla esaminata, ha detto che la mia installazione domestica non supporta la simmetria computazionale dei sistemi di potenza teorica endogena del programma d’ingegneria intelligente dell’unità aritmetica del chip del processore.

L’ho guardato con il sopracciglio alzato e gli ho risposto con una voce così profonda e pacata che mi son quasi convinto da solo: “Giovanotto, è chiaro che c’è un problema di resilienza del processore”.

Capitò la stessa cosa a un mio amico, quando fu sorpreso a pantaloni calati con la migliore amica della sua ragazza, impegnato in attività che, diciamo così, andavano al di là delle semplici procedure burocratiche.

Lei lo affrontò dicendogli: “Alex, ti ho beccato con Sofia e non voglio avere nient’altro a che fare con te”.

Lui rispose: “Jasmine, sei l’unica donna della mia vita. Andiamo all-in per un futuro di resilienza insieme”.

E lei: “Alex, potrei perdonarti per avermi chiamata Jasmine quando in realtà il mio nome è Dahlia, ma non posso perdonare questa sciocchezza della resilienza. Gesussanto che liberazione!”

Si dice anche che il WEF voglia “reimmaginare” il nostro mondo per farlo ripartire.

Così possiamo vedere fino a che punto siano arrivate le zampe di Gates, l’inventore del controllo “+ alt + delete – reaches”.

Il WEF chiede anche l’istituzione di diversi e fondamentali diritti del lavoro, fra i quali “la libertà di essere noi stessi” … e penso che sia tutto molto bello, perché non è giusto essere qualcun altro (cosa direbbero mamma e papà?).

Tra i 20 “punti di vista” che esprime sul mondo post-pandemico, “La produzione è di nuovo sexy — e locale” ha attirato la mia attenzione.

Devo rifletterci perché non sono sicuro che i lavoratori della mia città debbano prendere l’autobus per andare a lavorare nella locale “Victoria’s Secret Lingerie”.

Qualche giorno fa alcuni tweeter hanno condiviso un video del WEF che era passato inosservato quattro anni fa, quando fu rilasciato per la prima volta.

Lo spot televisivo, regista Hugo Chavez e sceneggiatore Mao Tse-tung, prevede come sarà il mondo nel 2030.

Mostra un giovane sorridente che sovrasta la scritta: “Non possiederai nulla. E sarai felice”.

Purtroppo, temo che il WEF non stia invitando i giovani ad assumere le abitudini dei Carmelitani Scalzi.

No. In realtà voleva solo annunciare il vero obiettivo per il 2030: “non possederete più nulla”.

In questo senso, la pandemia e la crisi economica globale potrebbero contribuire ad accelerare la nobile causa dello spennarci come un tacchino nel Giorno del Ringraziamento.

Non credo sarete molto sorpresi dall’apprendere che, dopo tutto quel clamore su Twitter, il WEF abbia cancellato il video senza dare alcuna spiegazione.

È il suo consueto modus operandi.

Un’altra delle campagne che il WEF sta promuovendo, come parte del “Reset Globale” necessario alla costruzione del Nuovo Ordine Mondiale, ha a che fare con quella che chiamano “diversità”.

Come esempio di questo nuovo mondo cita un’iniziativa della Vodafone che, d’ora in poi, “… per le nuove gare d’appalto, verrà chiesto ai fornitori di dimostrare le politiche e le procedure avviate a sostegno della diversità sul posto di lavoro, inclusi genere, etnia, LGBT+, età e disabilità”.

In poche parole, mi aspetto che tutto questo si traduca nella possibilità di scegliere se essere assistito da una persona di colore, da un transessuale o da un non vedente la prossima volta che entrerete in un negozio per comprare un cellulare.

Senza dubbio è una storia di successo che illustra esattamente dove ci sta portando il WEF riguardo il clima e l’energia, l’economia e il lavoro, la privacy e le tematiche della resilienza applicate all’identità sessuale:

“Benvenuti a Vodafone. Come potete vedere sono un transessuale”.

“Sono molto felice per lei, volevo un cellulare”.

“Ha visto cosa ho appeso qui?”

“Scusi?”

“Niente, stavo solo scherzando.”

“Ho un po’ di fretta, che modelli ha?”

“Prima di mostrarle i modelli (telefonici), vorrei dirle che quest’azienda è fortemente impegnata (…) nella diversità promossa dal WEF (…). Ci siamo resettati (…) e ora siamo resilienti e sostenibili (…), ecco perché noi tre impiegati siamo una persona di colore, un transessuale e un non vedente”.

“Ehi, non potevate assumere un transessuale, nero e non vedente, per risparmiare qualche dollaro di stipendio?”.

“Ma che sta dicendo!”

“Sto scherzando e … addio, buon pomeriggio”

“Scusi, ha dimenticato di comprare il telefono!”

“Un’altra volta, non si preoccupi.”

“Ma perché? Bè, in ogni caso, non vorrebbe donare un dollaro per contribuire, insieme a Vodafone, all’integrazione delle persone di genere fluido, ovvero non-binario?”.

“No. Vorrei che si consolidassero e che mi lasciassero in pace”.

“Fluidofobo!”

“Hipster!”

Non ho alcun dubbio che se il WEF continuasse a rompere le scatole fino a questi livelli potrà raggiungere l’obiettivo che si è posto per il 2030: “il popolo che non avrà più nulla”.

Ci avrà preso per stanchezza, per non dover più ascoltare le sue prediche.

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Link Originale: https://spectator.org/this-is-how-the-world-economic-forum-wants-to-reset-you/

Scelto e tradotto da Franco