Elezioni americane: Le domande che nessuno pone

Amir Taheri per The Gatestone Institute

I milioni di americani che stanno preparandosi ad andare alle urne, unendosi alle decine di milioni che hanno già votato, dovrebbero prendersi qualche istante di tempo e porsi una semplice domanda: “Per che cosa votiamo?”.

Secondo la narrazione diffusa da gran parte dei media statunitensi, le elezioni sono incentrate su un solo uomo: il Presidente Donald J. Trump.

Tutto questo potrebbe anche andar bene. Tutte le elezioni includono una qualche dose di considerazione personale sui candidati.

Nel 2008, ad esempio, visitando alcune città degli Stati Uniti molti elettori ci dissero che stavano votando per Barack Obama perché pensavano che fosse ora che il Paese avesse un Presidente nero.

Il fatto che non avesse alcun precedente da presentare non aveva importanza.

Nel 2016, invece, fu Trump a beneficiare dello status di outsider.

In entrambi i casi Obama e Trump apparvero come lavagne bianche su cui gli elettori potevano disegnare le aspettative a loro più care.

Questa volta, però, entrambi i candidati, Trump e Biden, sono ben noti.

Trump ha avuto quasi quattro anni di tempo per farsi conoscere come leader politico.

Biden, da parte sua, vanta un curriculum politico che copre quasi mezzo secolo, per lo più come Senatore e Vicepresidente.

Questo fatto, già da solo, avrebbe dovuto contribuire a focalizzare l’attenzione sui precedenti politici di entrambi i candidati, offrendo all’elettore americano la possibilità di una scelta più ricca e profonda, al di là delle simpatie e delle antipatie personali.

Purtroppo non è successo.

La campagna presidenziale, fin dall’inizio, si è trasformata in una gara a chi grida più forte.

La speranza che alcuni di noi nutrivano era che la campagna potesse spingersi più in alto con i dibattiti presidenziali dove, come erroneamente ci aspettavamo, i due uomini avrebbero potuto esporre e confrontare le rispettive politiche.

Come sapete, non è andata così.

Il successo della recente politica economica americana si è basato su tre fattori: un sostanziale taglio delle tasse, l’indipendenza energetica e una maggiore parità di condizioni nel commercio estero.

Ma non è del tutto chiaro cosa farebbe Biden al riguardo.

Imporrà un aumento della pressione fiscale anche se l’economia è alle prese con l’effetto paralizzante del Covid-19?

Fermerà o limiterà il fracking, perdendo lo status di “produttore numero uno al mondo” che gli Stati Uniti hanno conquistato per la prima volta dagli anni ’60?

Straccerà gli accordi commerciali raggiunti con il Canada, il Messico e l’Unione Europea, che hanno fatto spostare l’ago della bilancia, seppur lievemente, a favore degli Stati Uniti?

Per quanto riguarda la politica estera, l’intero argomento è stato eliminato dall’”ordine del giorno” dei dibattiti, forse perché i risultati erano troppo positivi per Trump.

Restano, quindi, molte domande in sospeso.

Ad esempio, gli Stati Uniti si uniranno al cosiddetto “Accordo di Parigi” sul cambiamento climatico, anche se nessuno dei suoi firmatari lo ha rispettato?

Gli Stati Uniti si scuseranno e riprenderanno a firmare assegni a favore dell’UNESCO e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), senza insistere su riforme che la maggior parte dei paesi-membri considera necessarie?

Per quanto riguarda la NATO, gli Stati Uniti ritireranno le richieste di Trump e permetteranno ai paesi-membri di ridurre le spese per la difesa, lasciando agli americani l’onere della sicurezza comune?

Ovvero, ritireranno le truppe e il materiale da guerra che hanno rafforzato gli alleati in Europa Centrale e Orientale?

Per quanto riguarda la limitazione delle armi strategiche, gli Stati Uniti abbandoneranno la richiesta di estendere tutti gli accordi alla Cina, o insisteranno per un controllo in stile Guerra Fredda con Vladimir Putin?

Gli Stati Uniti manderanno a quel paese Jair Bolsonaro e Narendra Modi per abbracciare al loro posto Nicolas Maduro, come fece Obama con Hugo Chavez e Raul Castro?

Gli Stati Uniti fisseranno alcune linee rosse per frenare l’arroganza della Cina, che si traduce in comportamenti aggressivi in tutto il mondo?

Smetteranno gli Stati Uniti di chiedere alla Cina una maggiore responsabilità nei confronti della catastrofe del Covid-19?

In Medio Oriente, gli Stati Uniti si limiteranno a far rivivere l'”accordo nucleare” di Obama con la Repubblica Islamica dell’Iran, revocando le sanzioni e aiutando i mullah a nutrire i mostri che hanno creato in tutto il mondo, in nome dell’”esportazione della rivoluzione”?

Ricominceranno gli Stati Uniti a contrabbandare “verdoni sonanti” a Teheran perché la “fazione moderata” continui a spassarsela, mentre la “fazione radicale” massacra i manifestanti iraniani lungo le strade?

Gli Stati Uniti riporteranno l’Ambasciata Americana a Tel Aviv, richiamando il Senatore George Mitchell perché riprenda la missione che Obama gli aveva affidato nel 2008, quella di creare uno Stato Palestinese?

Gli Stati Uniti faranno pressione su Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Sudan perché rinneghino i loro accordi con Israele e si ricongiungano al “Fronte del Rifiuto”?

Gli Stati Uniti pugnaleranno i loro alleati di lungo termine nella speranza di trasformare nemici mortali in amici, come Obama cercò di fare con il suo famigerato discorso all’Università Al-Azhar del Cairo?

Che ne sarà dell’ambizioso (seppur problematico) piano americano per porre fine alla presenza militare statunitense in Afghanistan e in Iraq, chiudendo così il trentennale capitolo della guerra con una pace sostenibile?

Torneranno gli Stati Uniti alla politica di Obama, “parlare di pace” ma “fare la guerra”, oppure, come chiede Bernie Sanders, taglieranno semplicemente la corda?

E che dire dell’ossessione che risale al 2008 di dividere l’Iraq in tre o quattro mini stati?

Per molti, compresi alcuni colleghi dei media, tutto questo potrà sembrare irrilevante.

Ma sarebbe saggio prendersi un po’ di tempo per riflettere: forse quello che hanno fatto gli Stati Uniti in questi quattro anni non è stato del tutto negativo.

Solo questo. Pensateci!

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Link Originale: https://www.gatestoneinstitute.org/16715/us-elections-unasked-questions

Scelto e tradotto da Franco