“Progetto 1619” — Complotto contro l’America

Frank Furedi per The Gatestone Institute

Vista dall’Europa, la guerra culturale che infuria negli Stati Uniti è a dir poco inquietante.

In queste Elezioni Presidenziali, delle radicali forze antiamericane stanno mettendo in discussione le fondamenta stesse su cui è stata costruita la Civiltà Occidentale.

La narrativa del New York Times sembra davvero troppo simile alla propaganda che alimentava la Pravda durante i giorni della tirannia comunista.

CONTAMINARE IL PASSATO

Nel Mondo Occidentale il passato è diventato il bersaglio di una “crociata ideologica”.

Molti dei suoi monumenti e simboli storici sono stati vandalizzati, deturpati e finanche distrutti.

Negli Stati Uniti, la bandiera nazionale viene derisa e denunciata dai principali membri delle sue “istituzioni culturali” come simbolo di razzismo, oppressione e discriminazione.

Alcuni commentatori condannano regolarmente il passato della loro Nazione e lo dipingono come fonte d’irrimediabile vergogna.

Negli ultimi tempi l’ostilità verso le fondamenta su cui poggiano le diverse Nazioni Occidentali è diventata sistematica.

Questa tendenza è articolata in modo impressionante dal ”Progetto 1619” del New York Times, concepito per sminuire e criminalizzare la fondazione degli Stati Uniti.

Attraverso la distorsione della storia, questo progetto sostiene che l’origine degli Stati Uniti fu nel 1619 e non nel 1776.

Fu nel 1619 che gli schiavi africani arrivarono per la prima volta a Jamestown e quest’evento è stato ribattezzato come l’origine degli Stati Uniti. Perché?

Perché il “Progetto 1619” sostiene che gli Stati Uniti siano stati fondati con lo scopo di radicare la schiavitù e che ancora oggi questa Nazione sia dominata da quell’eredità.

Secondo questa lisergica versione del passato, la Rivoluzione Americana non è stata una “guerra d’indipendenza” ma un atto egoistico volto alla conservazione dello sfruttamento e dell’oppressione.

In questo modo, il contributo della Rivoluzione Americana allo sviluppo degli ideali occidentali di “libertà e responsabilità personali” viene letteralmente cancellato dalla storia.

Tuttavia, la Dichiarazione d’Indipendenza dell’America, la sua Costituzione liberaldemocratica e la “Carta dei Diritti” comportano implicitamente il rigetto della schiavitù.

Il fatto più significativo è che il “Progetto 1619” sia stato palesemente concepito per contaminare la tradizione e le fondamenta che sono alla base delle opportunità e della mobilità sociale che caratterizzano lo stile di vita americano.

Questo tentativo di vandalizzare la tradizione di un Paese e la sua memoria storica è molto più tossico che rovesciare una statua.

Una delle principali autrici del “Progetto 1619”, Nikole Hannah-Jones, non nasconde che il suo obiettivo sia quello di saccheggiare il passato per minare l’autorità morale del presente.

Recentemente, a chi affermava che avesse distorto la storia, così ha risposto su Twitter:

“Ho sempre detto che il ‘Progetto 1619’ non sia ‘storia’. È un’iniziativa giornalistica che cerca di sfidare la narrativa e quindi la memoria nazionale. Il progetto ha sempre riguardato tanto il presente quanto il passato”.

L’esplicita fusione tra presente e passato, secondo Hannah-Jones, non dev’essere vista come una sorta d’innocente disprezzo dei confini temporali, ma come un progetto di contaminazione del passato per delegittimare le Istituzioni degli Stati Uniti nel presente.

UN COPIONE PER VANDALIZZARE LA STORIA

Gli autori di “Progetto 1619” stanno tentando di prendere il controllo della narrativa nazionale attraverso una sceneggiatura semplicistica, imprecisa ma altamente evocativa.

È un copione che i manifestanti, i rivoltosi e i saccheggiatori hanno interiorizzato senza alcuno sforzo.

Hannah-Jones non ha scrupoli a promuovere un copione fondato sul disprezzo non solo dei Fondatori degli Stati Uniti, ma anche dei “bianchi” in quanto tali.

Come aveva già osservato nel 1995, “… i ‘bianchi’ sono i più grandi assassini, stupratori, saccheggiatori e predoni del mondo moderno”.

Il suo riferimento non è solo ai ‘bianchi’ che hanno colonizzato l’America nel XVII e XVIII secolo:

“Ancora oggi i discendenti di quei selvaggi [bianchi] pompano droga e armi nella comunità dei ‘neri’, segregano i ‘neri’ nello squallore dei ghetti urbani e continuano a succhiare il sangue della nostra comunità”.

In un mondo diverso, la denuncia di un’intera razza verrebbe interpretata come un qualcosa di assai vicino al pregiudizio razzista.

Viviamo in un mondo, però, nel quale narrative come quella del “Progetto 1619” sono sostenute da molte Istituzioni Culturali ed Educative presenti nella società.

Dopotutto, è il New York Times (una volta giornale di riferimento negli Stati Uniti) ad aver promosso e sostenuto il racconto pieno d’odio di Hannah-Jones verso il passato della Nazione.

E, per dimostrare che Hannah-Jones ha goduto del sostegno morale dell’establishment, le è stato assegnato il prestigioso Premio Pulitzer.

Anche le celebrità di Hollywood si sono precipitate a dimostrare il loro sostegno al “Progetto 1619”.

Com’era prevedibile, Oprah Winfrey e una “piattaforma globale di contenuti” (Lionsgate) hanno collaborato con Hannah-Jones per far arrivare il suo “messaggio” a un pubblico ancora più ampio, attraverso l’utilizzo di molteplici piattaforme mediatiche.

L’abbraccio del “Progetto 1619” da parte di celebrità, influencer e leader dell’”industria culturale americana” mette in evidenza uno dei più importanti sviluppi volti all’annichilimento della cultura americana.

La caratteristica più significativa della “guerra contro il passato” è la complicità delle Istituzioni Culturali e dei loro leader nel progetto per allontanare la società dalle sue tradizioni e dalla sua storia.

Non sono solo le Università a promuovere una visione molto severa del nostro passato.

La pretesa che le Istituzioni Culturali contemporanee si assumano il “peso della colpa” per i crimini commessi dai loro antenati sembra essere stata ampiamente interiorizzata anche dalle élite culturali.

Secondo il loro playbook, la storia dell’America è piena di violenza e avidità.

Non ci sono “bei vecchi tempi” che possano servire come punto focale per la redenzione e la nostalgia.

Al contrario, promuovono una visione del passato intesa come “i cattivi vecchi tempi”, incitano alla colpa, alla vergogna e al disgusto verso sé stessi.

Questo corrosivo orientamento nei riguardi della propria storia invita i “bianchi” a dover porgere delle scuse.

La ritualizzazione del rimorso verso gli eventi del passato è uno dei risultati più importanti di questo movimento.

Queste Elezioni non riguardano solo la nomina di un Presidente.

In ultima analisi, riguardano l’impegno dell’America nei confronti della sua storia, della sua straordinaria Costituzione e della sua determinazione a mantenere un ruolo di leadership nel mondo libero.

Si può solo sperare che gli ideali dei Fondatori possano prevalere.

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Link Originale: https://www.gatestoneinstitute.org/16556/the-plot-against-america

Scelto e tradotto da Franco