Pandemia: gli scemi dell’ONU danno la colpa al “patriarcato”

È come se stessero gareggiando per il “Most Foolish Award” … ma il premio è già stato vinto dal Segretario Generale António Guterres

Itxu Diaz per The American Spectator

Davanti al proliferare degli scemi, qualche decennio fa alcuni editorialisti spagnoli elaborarono un catalogo, in modo da poterli classificare:

— uno scemo coerente è uno che dovrebbe esserlo solo fino all’ora di pranzo, ma poi continua per tutto il resto del giorno perché vuole tenere alta la barra della cretinaggine;

— uno scemo sferico è tale a prescindere da quale angolazione lo si guardi;

— uno scemo solenne è uno che circonda di candele la sua semplicità, per attirare l’attenzione degli altri e celebrare in questo modo la sua cretinaggine;

— e, infine, uno scemo esibizionista è uno che si diverte a mostrare al mondo intero la propria cretinaggine, orgoglioso e determinato a essere oggetto d’ammirazione di persone rispettabili, in barba alla loro mancanza di senno.

È proprio quest’ultima la categoria con cui abbiamo a che fare, ogni giorno, all’ONU.

Un branco di scemi che si esibisce dal balcone che dà sulla strada.

L’ONU, in effetti, è un’enorme calamita per i cretini di tutto il mondo. Ne sono attratti, a prescindere da dove vengano.

Poi restano bloccati, per anni e anni, a fare le cose tipiche di tutti i cretini: darsi una martellata sul dito, sprecare soldi in progetti balordi, scrivere stupidi comunicati stampa, scegliere la posizione peggiore in qualsiasi progetto internazionale e, infine, allearsi con i nemici di quei Paesi che fingono di rappresentare.

Gli scemi dell’ONU, quindi, non sono degli sciocchi normali o degli sciocchi senza pretese.

Sono scemi di lusso, scemi di prima classe … con finestrini elettrici e airbag di serie.

Il bello di questa peculiarità è che rende le cose molto più facili a coloro che si dedicano al nobile mestiere di analizzare la stupidità, per poi rappresentarla sulla stampa evitando che qualche incauto lettore possa cadere nella trappola.

Perché, all’ONU, ci sono dei veri professionisti della stupidità. Un livello davvero speciale nella scala del fallimento morale e intellettuale.

Lavorano duramente, ogni giorno, per mostrare al mondo una nuova e migliore forma di stupidità, ottenuta con l’aiuto di un gruppo di idioti che si sforza di portare all’estremo il loro talento per la cretinaggine.

In cambio, naturalmente, di uno stipendio stratosferico e di un lusso sfrenato (sono graditi complimenti e onorificenze).

Nel 2016, Trump diede la miglior definizione di sempre dell’ONU: “un club per persone che si riuniscono, parlano e scavallano in qualche modo la giornata, senza aver concluso niente”.

Nel corso della sua tragica storia, sono innumerevoli le dichiarazioni lisergiche, frutto dell’inclinazione a incontrarsi in luoghi esotici per brindare, mangiare frutti di mare, dire un paio di assurdità e tornarsene a casa.

Tutta l’OMS, ad esempio, è figlia illegittima della sua stessa negligenza.

Il suo comportamento in occasione della pandemia è stato quello di una persona con un irriducibile talento a sbagliare tutto … salvo poi vantarsene pubblicamente.

Tuttavia, la cretinata che preferisco è quella di questa settimana, grazie alla quale António Guterres (Segretario Generale dell’ONU), un socialista portoghese all’antica, è riuscito a superare tutti i suoi predecessori.

Ha pubblicato in un tweet la sua opinione sull’origine della pandemia, che pensavamo fosse un mistero fino a quando egli stesso non ce l’ha chiarito — anche se, a suo dire, tutti noi lo sapevamo di già:

“Il #COVID19 ha messo in luce quello che tutti noi già sapevamo: millenni di patriarcato hanno portato a un mondo dominato dagli uomini, con una cultura dominata dagli uomini e che danneggia tutti: donne, uomini, ragazze e ragazzi”.

Il tweet, a dire il vero, seminerebbe qualche confuso sospetto sui rapporti del Sig. Guterres con le donne, comprese quelle della sua famiglia.

Ma passo oltre e prendo atto, ancora una volta, che l’ONU sia portatrice di alcuni doni divini. Uno di questi è l’onniscienza.

In effetti, è un’organizzazione che sa tutto. Può parlare sia delle competizioni calcistiche che di una campagna contro una malattia.

Può quindi convenientemente analizzare le modalità di trasmissione del coronavirus tra le quali spicca, naturalmente, il patriarcato.

Come tutti sanno, il coronavirus è un patogeno maschile.

Un prodotto del patriarcato dominante fra i pangolini, in totale collusione con i pipistrelli-maschi che, per millenni, hanno disprezzato ed emarginato i pipistrelli-femmina, che spesso molestano chiamandole “ratti con le ali” per il solo fatto che sono in effetti “ratti con le ali” —  cosa che, fra l’altro, hanno in comune con diversi maschi seduti sulle poltrone dell’ONU.

In realtà, se guardo indietro, gli scemi che infestano l’ONU hanno incolpato quasi tutti noi per la pandemia: prima hanno detto che il colpevole era il capitalismo, poi il cambiamento climatico e ora il patriarcato.

Sapete che un orologio fermo dà l’ora giusta due volte al giorno, ma quello dell’Onu potrebbe avere le lancette spezzate.

Per ora, tuttavia, le cose stanno così.

Secondo Guterres e l’ONU io sono senz’altro da biasimare, sia per il coronavirus che per tutte le altre cose di cui sono accusato, compreso il dominio sulle donne, semplicemente perché sono un uomo.

Anche se, devo confessare, il dominio sulle donne è un qualcosa che non ho mai padroneggiato del tutto, con mio grande dispiacere.

Ho rinunciato ad avvalermene fin da quando avevo 15 anni.

Ero in un negozio di cravatte, quando vidi gli occhi della mia ragazza iniettarsi di sangue, per aver detto al commesso, sommessamente, che la cravatta verde esposta in vetrina mi piaceva più di quella rossa che lei aveva già tra le mani.

Ricordo ogni sua parola: “Verde? Verde? Davvero? Sei davvero così idiota da voler indossare una cravatta verde? Cos’è che vuoi, assomigliare a un abete, a una lucertola, a un dannato broccolo? Quella rossa, tesoro, compra subito quella rossa … o trovati qualcun’altra che ti porti alla festa di compleanno del mio migliore amico, vestito da Kermit The Frog”.

Lo ricordo come fosse oggi perché, usando tutto il mio coraggio, il mio cattivo carattere, la mia misoginia, i millenni di machismo dominante, oppressivo e patriarcale … tenni la bocca chiusa e comprai la cravatta rossa.

Guterres sarebbe orgoglioso di me.

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Link Originale: https://spectator.org/un-pandemic-guterres-patriarchy/

Illustrazione di Iñigo Navarro Dávila

Scelto e tradotto da Franco