“Il linguaggio di Dio”: l’uomo che ha visto Dio attraverso un microscopio

Itxu Diaz per The Imaginative Conservative

Non so voi, ma io ho studiato l’evoluzione di Darwin a scuola, insieme ai piselli del monaco Gregor Mendel anche se, ancora oggi, l’unica cosa che mi fanno venire in mente è quanto siano buoni con un po’ di prosciutto e di cipolla.

Non sto cercando di sminuire il lavoro del Padre della Genetica né di squalificare la selezione naturale, ma mi ci sono voluti decenni per capire la radice del problema — e non sono stati i piselli ad aiutarmi, ma autori come Newman, C.S. Lewis, G.K. Chesterton, o il brillante Peter Kreeft.

Forse è per questo che ora, dopo anni di noiose lezioni in classe, mi piacciono tanto i libri del genetista Francis Collins, che ha appena ricevuto il prestigioso “Premio Templeton” per la difesa del dialogo tra fede e ragione, tra fede e scienza.

Il Dottor Collins sarebbe stato un meraviglioso agnostico … ottuso, noioso e anche un po’ presuntuoso.

Ma ha scoperto Dio per caso, guardando al microscopio. E’ rimasto sopraffatto dalla bellezza e dalla maestosità dei piccoli dettagli della vita.

Forse è per questo che più tardi ha scritto che: “Il Dio della Bibbia è anche il Dio del genoma. Può essere adorato in una Cattedrale o in un laboratorio. La sua creazione è maestosa, grandiosa, intricata e bella”.

Questo è un buon momento per ripensare a un vecchio dilemma.

La scienza del ventunesimo secolo sembra onnipotente. Poi, improvvisamente, arriva una pandemia e mette le cose a posto.

Ma anche in queste circostanze si pensa che la scienza, un giorno, possa essere in grado di risolvere tutti i problemi del mondo.

Ed è vero. Ci sono milioni di risposte che la scienza può darci.

Tutte, forse, tranne una: “Perché?”.

La buona notizia è che si tratta di una sola domanda. La cattiva notizia è che è l’unica che conti davvero.

Se avete fretta, è tutto quello che dovete sapere sul dibattito tra fede e ragione.

Più di 1.600 anni fa Sant’Agostino smascherò il tempo, una convenzione-chiave per comprendere la nostra natura: “Il passato ha cessato di esistere e il futuro non esiste ancora”.

Esiste solo il presente, diceva il Vescovo di Ippona, considerando che il tempo richiede movimento, mutazione.

Ma Dio non cambia. Questa è la sua eternità, la sua onnipotenza.

Peter Kreeft lo ha spiegato a modo suo: “Solo se un uccello non nuota nell’oceano, ma vola nell’aria, può entrarvi dall’alto. Solo perché non è temporale Dio può entrare nel tempo”.

Dopotutto, anche il tempo è un qualcosa che è stato creato.

Sant’Agostino ha posto le basi per arricchire un dibattito estemporaneo che infuria ancora oggi tra creazionisti ed evoluzionisti.

La cosa divertente è che Sant’Agostino ha costruito questo fondamento filosofico senza alcuna influenza da parte degli evoluzionisti perché, quando scrisse “Le Confessioni”, Charles Darwin non era ancora che uno scintillio negli occhi di Dio.

Spero che questo colloquialismo teologico non inneschi un nuovo conflitto tra fede e ragione.

Nel suo brillante “The Language of God” il Dottor Collins è entrato nel dibattito con una scrittura intelligibile e con la forza della sua esperienza di scienziato e direttore, per nove anni, del Progetto Genoma Umano.

Dopotutto, è un uomo che ha trovato Dio decifrando i codici nascosti della vita, prendendo la strada opposta a quella proposta dai razionalisti, fin dall’Illuminismo.

Immagino che non avremmo mai dovuto aspettarci che qualcosa di buono potesse venire dalla moralità della ghigliottina.

Tutte le ricerche del dottor Collins sono macchiate dal problema dell’evoluzione.

Come uomo senza esperienza di laboratorio, ma come fan della civiltà, della rasatura e dell’igiene del corpo, devo ammettere che mi disgustava il pensiero che potremmo avere qualcosa a che fare con le scimmie.

Infatti, fin dall’infanzia, mi son sempre sentito più a mio agio con il creazionismo cristiano — che non aveva grandi pretese scientifiche, se non altro perché non comportava alcuna parentela con le bestie.

Ma la verità è che nel corso degli anni sono diventato sempre più una bestia e, menti brillanti come quella del Dottor Collins o di Benedetto XVI, mi hanno incoraggiato a riconsiderare quest’opzione intellettuale e spirituale.

Non è un caso che il Papa emerito abbia nominato il Dottor Collins, nel 2009, alla “Pontificia Accademia delle Scienze”.

Nella misura in cui il suo lavoro contribuisce a sbloccare il vecchio dibattito, il Dottor Collins ci libera dalla tipicizzazione di un conflitto morto e, nella misura in cui dimostra che la fede è uno stimolo per la ricerca scientifica, la sua presenza arricchisce il lavoro della Pontificia Accademia e amplia, allo stesso tempo, il suo punto di vista.

È stato scritto che la tesi del Dottor Collins si adatti meglio ai cattolici che agli evangelici … ma mi sembra un’ipotesi sterile, come dire che la bellezza di Nicole Kidman si adatti meglio al credo cattolico che a quello protestante.

Il genetista ha dimostrato con il suo lavoro di non avere alcuna intenzione di piegare qualcuno al suo discorso, ma che semplicemente vuole aprire la strada alla verità.

La scienza e la fede cercano la verità, ciascuna a suo modo.

Leggendo “The Language of God” si possono trovare ragioni per avvicinarsi a Dio e all’uomo e, forse, questo è tutto ciò che dovrebbe essere importante per un Cristiano.

Questo è un qualcosa che Benedetto XVI ha già detto nel 2005: “Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ognuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ognuno di noi è amato, ognuno di noi è necessario”.

Lo stesso non si può dire delle zanzare.

Il nuovo “Premio Templeton 2020” ha affrontato i limiti della scienza su tre questioni chiave: l’origine dell’universo, l’avvento della vita sulla terra e la natura del meccanismo evolutivo scoperto dalla genetica moderna.

La soluzione che offre è conciliante ma non accondiscendente.

Il Dottor Collins, partendo dalla considerazione agostiniana del “tempo nell’eternità”, ritiene che Dio abbia creato l’Universo con i parametri necessari perché si sviluppi in lunghi periodi di tempo:

“Dio ha così dotato la Creazione d’incredibili potenzialità, fra le quali il meccanismo dell’evoluzione per creare la meravigliosa diversità degli esseri viventi sul nostro pianeta e, soprattutto, degli esseri umani, con menti create a immagine di Dio”.

Ma l’evoluzione non è sufficiente. La commedia non sarebbe completa, secondo il Dottor Collins, senza la famosa scena nel Giardino dell’Eden.

Fu allora che, secondo il genetista, Dio diede all’uomo il grande dono della spiritualità: l’anima e la moralità — il concetto del bene e del male.

Tornando alla domanda iniziale, gli evoluzionisti che escludono Dio possono facilmente spiegare perché alcune specie sopravvivono in competizione con altre.

Ma non possono spiegare perché, spesso, decidiamo di rischiare la nostra vita per salvare quella di un’altra persona con cui non abbiamo alcun legame o interesse, semplicemente perché ha bisogno del nostro aiuto, perché è caduta in strada o perché sta per essere travolta da un treno.

Il mondo dell’evoluzione, senza Dio, sarebbe uno scenario bellissimo ma privo di felicità. Una prigione materialista.

Come il mondo della ragione, senza la fede, non sarebbe altro che un bellissimo museo di ghigliottine.

Dalla “Fide et Ratio” e dalla sua esortazione tomistica, le parole di Giovanni Paolo II risuonano, forti, fra i Cristiani che cercano un equilibrio tra fede e ragione:

“… la fede induce la ragione a uscire da ogni isolamento e a scommettere volentieri su ciò che è bello, buono e vero. In questo modo la fede diventa una convinta e convincente sostenitrice della ragione”.

Questo esclude l’antico postulato secondo cui il progresso scientifico rende nana la fede.

Forse perché Dio non scompare quando l’occhio umano vede meglio, quando guarda attraverso un telescopio o un microscopio.

Al contrario, Dio vi si mostra con maggior chiarezza e bellezza.

Il Dottor Kreeft l’ha spiegato in questo modo: “In un’epoca di speranza gli uomini guardano il cielo notturno e vedono ‘i cieli’. In un’epoca di disperazione vedono semplicemente uno ‘spazio’”.

Il vuoto che sostituisce il pieno.

Il grande valore del Dottor Collins è il suo impegno scientifico a fare della nostra epoca “un tempo di vera speranza”.

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Link Originale: https://theimaginativeconservative.org/2020/07/language-god-man-saw-god-through-microscope-francis-collins-ixtu-diaz.html

Scelto e tradotto da Franco