Come affrontare la Cina? Con il “Made in America” o il “Made Anywhere But China”

Lawrence A. Franklin per The Gatestone Institute

La leadership del Partito Comunista Cinese si è risentita davanti alla richiesta australiana di un’indagine globale sull’origine del Covid-19 — e sul possibile ruolo svolto dalla Cina.

L’Australia ha chiesto che l’indagine fosse condotta al di fuori della sfera di competenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che aveva diffuso una serie di menzogne sulla trasmissibilità del virus.

La Cina ha deciso che l’insistenza dell’Australia per un’indagine indipendente violasse lo spirito delle loro relazioni bilaterali.

In effetti, negli ultimi tre decenni l’economia australiana è stata notevolmente sostenuta dai legami commerciali con la Cina.

Questo rapporto si è ormai inasprito e la Cina sta minacciando l’Australia di una “guerra economica”, a meno che non riconsideri la sua “curiosa politica estera”.

Facendo seguito alle sue minacce, la Cina ha imposto dazi dell’80% sull’orzo australiano e ha anche minacciato di boicottare il vino e la carne di manzo australiani.

Il Ministro degli Esteri, Marise Payne ha respinto ogni tentativo di coercizione economica.

Di conseguenza, gli attacchi del PCC alle politiche e ai politici australiani sono diventati ancor più stridenti e personali.

I social media cinesi, affiliati allo Stato, hanno definito l’Australia “una gomma da masticare incollata alla scarpa della Cina” e hanno anche sostenuto che il Capo del Governo australiano “sia stato preso a calci in testa da un canguro”.

Inoltre, la “Sicurezza” del PCC ha cercato di tacitare i media indipendenti di lingua cinese, molto diffusi in Australia, facendo pressione sui pubblicitari affinché ritirassero la loro sponsorizzazione.

Le minacce di Pechino fanno parte di un approccio sempre più prepotente e aggressivo non solo nei confronti dell’Australia, ma anche dell’India, di Taiwan e dei Paesi del Pacifico.

Ma stanno ottenendo l’effetto opposto, perché la Cina sta ricevendo una crescente resistenza al suo aggressivo espansionismo.

Il PCC continuerà comunque a tirare tutte le leve di cui dispone nei riguardi dell’Australia.

La Cina, ad esempio, potrebbe inviare dei lobbisti per far pressione sugli uomini d’affari australiani che hanno beneficiato della passata cooperazione economica, nel tentativo di persuadere i leader politici a ritirare le loro critiche alla Cina sulla gestione del Covid-19.

Tuttavia, la decisione della Cina di “giocar duro” con l’Australia potrebbe essere stata un errore di calcolo.

Il Regime potrebbe aver tratto conclusioni sbagliate sulla presunta mancanza di volontà dell’Australia di proteggere i valori del Mondo Libero — che sono più importanti del vantaggio economico di breve termine.

L’Australia, comunque, deve ancora ridurre la sua vulnerabilità economica nei confronti della Cina.

Ma può senz’altro liberarsi dagli artigli del drago.

Gli esportatori di carne australiana, ad esempio, potrebbero aumentare le spedizioni in Giappone, Vietnam e gli altri vicini del Sudest Asiatico.

L’Australia, a differenza della Cina, gode di buone relazioni con tutti i membri dell’”Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico” (ASEAN) e quindi potrebbe trarre vantaggio da questi legami diplomatici per massimizzare i reciproci benefici commerciali.

Si potrebbero creare incentivi fiscali, ad esempio, per facilitare maggiori investimenti nelle imprese indiane, soprattutto nei settori legati alla difesa.

Ma anche spostarsi dalle linee di approvvigionamento cinesi e usufruire di quelle delle altre economie avanzate della regione, come la Corea del Sud e Singapore.

Gli australiani, inoltre, potrebbero decidere di non esportare più uranio in Cina, ostacolando il piano per la costruzione di 100 nuove centrali nucleari entro il 2025.

L’Australia potrebbe benissimo trovare nell’India un volenteroso cliente alternativo.

Il Paese, in effetti, ha inviato un messaggio molto chiaro alla Cina promuovendo un’alleanza rafforzata (a scopi difensivi) con l’India — sua rivale per la leadership asiatica.

Il Premier australiano (Scott Morrison) e quello indiano (Narendra Modi), in una videoconferenza, hanno annunciato di aver avviato una “partnership strategica globale” come baluardo contro l’espansionismo cinese in Asia.

Il Ministro della Difesa australiano, Linda Reynolds, ha elogiato gli accordi, che prevedono l’interoperabilità dei “sistemi d’arma” e la condivisione delle “tecnologie di difesa”.

L’Australia, ora, è pronta a diventare un partner a pieno titolo del “Quadrilateral Security Dialogue” (QUAD), composto da Stati Uniti, Giappone, India e Australia.

L’Australia parteciperà (probabilmente) all’esercitazione militare Malabar sponsorizzata dall’India, che si concentra su come l’India e l’Australia possano meglio pattugliare gli “stretti internazionali”, vitali per il commercio nella regione, realizzando strutture militari su isole e atolli off-shore indiani e australiani.

La Cina può continuare a strillare per tutto il tempo che vuole, ma l’Australia resterà legata all’Occidente, continuando ad abbracciarne i valori politici e di libero mercato.

I soldati australiani hanno combattuto al fianco delle truppe statunitensi in tutti i principali conflitti fin dalla Prima Guerra Mondiale.

I soldati dell’Australian Defense Force (ADF), ad esempio, furono fra i primi a schierarsi in Afghanistan dopo l’11 settembre.

I valori condivisi da australiani e americani — la loro capacità di continuare ad esistere come membri di un mondo libero — sono una calamita molto più potente dei profitti a breve termine.

L’unica vera soluzione alla duplicità e all’aggressione della Cina è che i Paesi occidentali — danneggiati dalle menzogne cinesi (sul Covid-19) — tagliassero tutti i legami con la Cina, dando inizio ad una politica molto ferma, “Made in America” o “Made Anywhere But China”, per mostrare la volontà d’indipendenza da un paese che aspira apertamente a dominare il mondo.

La Cina è chiaramente in marcia — sperando che tutti siano sufficientemente distratti dal virus (che ha scatenato su di loro) e dai “doni cinesi” che, minacciando la libertà, rischiano di essere fatali.

Il mondo deve assolutamente ricordare che sarebbe stato molto più facile fermare Hitler prima che attraversasse il Reno.

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Link Originale: https://www.gatestoneinstitute.org/16153/how-to-deal-with-china

Scelto e tradotto da Franco