Il movimento #MeToo è davvero “illuminante”

Le femministe stanno ora affermando di non aver mai sostenuto il “dobbiamo credere a tutte le donne”. Ma questa è una spudorata riscrittura della storia.

Ella Whelan per spiked-online

Il movimento #MeToo sostiene di aver fatto luce su molte cose, ad esempio sulla portata delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro e sulla paura delle donne a parlarne.

Ma quando i fan più in vista delle cheerleader del #MeToo sono stati coinvolti in episodi di molestie sessuali, è saltata agli occhi la realtà del movimento femminista contemporaneo.

Prendiamo un recente articolo di Susan Faludi sul New York Times in risposta alle accuse di Tara Reade a Joe Biden, relative a presunte violenze sessuali quando era nel suo staff.

Molti critici del #MeToo hanno sottolineato l’ipocrisia dei sostenitori del movimento, riluttanti a trattare Biden come hanno fatto con Weinstein.

Apparentemente, Biden è “un uomo troppo onesto” per essere buttato sotto l’autobus.

Frutto di una ricerca su Twitter, la Faludi sostiene che il movimento femminista non abbia mai detto “dovete credete a tutte le donne”, ma che l’espressione “credete alle donne” fosse semplicemente “la controreplica all’antica pratica del #DoubtWomen” [dubitate delle donne].

Ma questa è una completa riscrittura della storia!

Se guardate al modo con cui il movimento #MeToo ha gestito le accuse contro Biden, non c’è bisogno di essere sostenitori di Trump  per “sentire l’odore di un topo”.

Quando si ha a che fare con battaglie politiche di alto profilo (come ad esempio un’Elezione Presidenziale), tutti sanno che il fango e lo sporco fanno parte del gioco.

Se la Destra sostenne che le accuse di Christine Ford contro Brett Kavanaugh [candidato alla Corte Suprema] fossero parte di un “complotto di sinistra”, alcuni Liberal credono oggi che la Reade sia stata spinta al combattimento dai detrattori di Biden.

La politica è piena di ipocriti ed è per questo che una sana dose di scetticismo è sempre utile nel valutare le accuse di cattiva condotta — soprattutto quando l’accusato è in corsa per la presidenza.

Ma lo scetticismo, il dubbio e la necessità di provare le accuse sono esattamente quello che obbligano le donne a tacere, secondo i movimenti #MeToo e #IBelieveHer.

La Faludi non è sincera quando afferma che il dovere di credere e di sostenere le “vittime” non facesse parte della direttiva generale di “dover credere a tutte le donne”.

Quando il movimento #MeToo era nel suo pieno fulgore, innumerevoli articoli sostenevano quanto fosse opprimente pretendere che le donne dovessero dimostrare di essere state molestate o aggredite.

Questo atteggiamento si è rispecchiato in alcuni cambiamenti legislativi.

Ad esempio, i “procedimenti del Titolo IX” nei campus degli Stati Uniti richiedono solo una “preponderanza di prove” — e non prove “al di là di ogni ragionevole dubbio” — per dimostrare un’accusa di cattiva condotta sessuale.

Perché? Perché non credere a una vittima è visto come un affronto.

La Faludi fa riferimento al furore generato dalle caute critiche di Margaret Atwood al movimento #MeToo, quando ha sostenuto che il femminismo non sia uniforme — e che quindi non sia ipocrisia che le femministe siano scettiche sulle affermazioni di Tara Reade.

Gli slogan #MeToo e #BelieveWomen o #IBelieveHer, proliferati negli ultimi quattro anni, esprimono la convinzione, all’interno del femminismo contemporaneo, che le donne siano abitualmente molestate e abusate dagli uomini — e che al riguardo siano costrette a tacere.

Per questa ragione il movimento #MeToo ha parlato di “epidemia” riferendosi alle molestie sessuali.

Ma in nessun momento una femminista di alto profilo ha detto:

“Tanto per esser chiari, non pensiamo che tutte le donne dicano la verità e quindi, per favore, siate giudiziose nel sostenere certe dichiarazioni frutto di ‘esperienze personali”.

Peggio ancora, le sostenitrici femministe del #MeToo hanno permesso che il movimento diventasse un esercizio di “caccia alle streghe” — e spesso per motivi politici.

Nel contesto britannico, molti hanno sottolineato l’ipocrisia delle #MeToo-ers, che si esprimono a voce alta sui membri perversi del “Consiglio dei Ministri”, ma sono piuttosto silenziose sullo stupro delle ragazze della classe operaia.

Invece di concentrarsi sui casi più gravi di abusi e molestie sessuali, portano alla ribalta solo i casi più banali.

Il loro silenzio è assordante [https://www.spiked-online.com/2018/03/13/telford-girls-the-wrong-kind-of-victims/].

Credere è una cosa difficile. Non sempre disponiamo di prove sufficienti quando esprimiamo un giudizio sulla veridicità o meno di una vicenda.

Ad esempio, conoscere il carattere di una persona non è una prova sufficiente per un Tribunale. Tuttavia, usiamo quasi sempre un metro di giudizio personale (ci sono molti uomini che ho evitato solo per averne parlato con un caro amico).

Ma quando si tratta di “comportamenti criminali”, non dovremmo mai dichiarare che qualcuno sia colpevole fino a quando non venga dimostrato.

L’idea che dobbiamo per forza “credere alle donne” — a tutte o solo ad alcune di esse — è un male per la Giustizia.

Implica che le donne non dovrebbero essere trattate come gli uomini.

Il fatto che abbiamo più probabilità di essere vittime piuttosto che autrici di aggressioni sessuali non significa che non possiamo mentire.

La vera eredità del movimento #MeToo è che ha promosso una visione paternalistica delle donne.

Figure infantili che dicono sempre la verità e che devono essere protette e tenute sotto osservazione.

Se difendere il giusto processo mi rende “donna di destra”, allora versatemi in testa una bottiglia d’acqua ossigenata e chiamatemi pure Kellyanne Conway [politica e sondaggista, affianca il Presidente Trump].

Il movimento #MeToo non ha fatto nulla per l’uguaglianza e per la libertà delle donne. E’ ora di superarlo e di andare avanti.

————

Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/05/21/the-metoo-movement-is-gaslighting-us-all/

Scelto e tradotto da Franco