Non sono stato io a uccidere George Floyd!

Wokeness, “Risveglio”, è un termine politico di origine afro-americana che si riferisce alla “raggiunta consapevolezza” su questioni come la giustizia sociale e razziale.

Brendan O’Neill per spiked-online

C’è un nuovo peccato. Scordatevi dell’ingordigia, dell’accidia e di altro ancora. Il grande peccato al giorno d’oggi è essere “bianchi”: una sorta d’inemendabile disonore.

Essere “bianchi” è diventato una specie di “peccato originale”, un difetto morale che abbiamo ereditato e che dev’essere espiato per tutta la vita.  

Sulla scia della brutale esecuzione di George Floyd, il trattamento quasi religioso del “bianco”, inteso come difetto esistenziale, si è diffuso a macchia d’olio.

Avete sentito l’Arcivescovo di Canterbury? Ha invitato i “cristiani bianchi” a “pentirsi dei loro pregiudizi”.

Pentitevi, o peccatori!

Oppure, se siete laici, che ne dite dell’alta sacerdotessa della “decenza della classe media”, Nigella Lawson, che ha istruito i suoi compagni bianchi “a riconoscere che il razzismo esiste davvero e che noi ne siamo complici”.

La brutale uccisione a Minneapolis è opera tua, popolo bianco!

Oppure leggete il Time, la rivista più diffusa al mondo: “I bianchi hanno ereditato l’edificio della supremazia bianca costruito dai loro antenati”.

Una questione ereditaria, dunque. I peccati dei padri che ricadono sui figli.

Il giornalista del Time sostiene che il razzismo bianco sia uno spettro che va dall'”uomo bianco” che apostrofa una “donna nera” dicendole “quanto sono belli i nostri capelli lisci”, fino alla sua parte più estrema, i poliziotti che “soffocano uomini neri come George Floyd mentre implorano per la loro vita”.

Confrontare un apprezzamento sui capelli di una donna con la spietata uccisione di Floyd è profondamente inquietante.

Ammorbidisce il crimine contro Floyd e svilisce le sue sofferenze, mettendole sullo stesso piano di un semplice epiteto.

Conferma quanto sia stato patologizzato il “biancore” nell’ideologia tradizionale.

Ciò che una volta si diceva degli “uomini neri” — che non devono rivolgere complimenti a donne di altre razze perché le loro caratteristiche li spinge verso comportamenti scorretti — ora si dice degli “uomini bianchi”.

Qualcuno è in grado di spiegare perché la sostituzione di una forma di razzismo con un’altra sia da considerarsi “progressista”?

Il “bianco” inteso come “peccato” è un concetto largamente diffuso.

Il Chicago Tribune ha scritto: “America bianca: se vuoi sapere chi è la responsabile del razzismo guardati allo specchio”.

“Bianchi, siete voi il problema”, ha continuato nel caso non si fosse capito il messaggio.

E’ la peccaminosa “razza bianca” il vero flagello del nostro tempo.

“Sto parlando dei bianchi” — ha detto James Corden nel “The Late Show” di lunedì, riferendosi alla morte di Floyd e al razzismo — “E’ questo il problema che dobbiamo risolvere. Bianchi, siete stati voi ad ucciderlo”.

Ed ecco che la patologizzazione del “bianco” diventa mainstream, teletrasportata in tutti i salotti di periferia da innocui conduttori televisivi.

Un “uomo bianco” che racconta ai “bianchi” i peccati della “complicità bianca”. Come minimo è una cosa un po’ strana!

Ma cerchiamo di fare chiarezza: tutto questo è il tentativo di sancire la “colpa collettiva dei bianchi” per il soffocamento di George Floyd.

Ma ci sono due problemi.

Il primo è che la “colpa collettiva dei bianchi”, di stampo razziale, è pur sempre un’ideologia malvagia che dovrebbe essere perseguita.

Che si tratti di ebrei ritenuti colpevoli a livello collettivo dei presunti eccessi dei “ricchi ebrei”, o di neri puniti collettivamente per reati commessi da “singoli neri”, l’estrapolazione razziale porta sempre con sé pregiudizi e sofferenze.

C’è una sorta di contorta ironia nel fatto che così tanti commentatori e attivisti, che si atteggiano ad antirazzisti, promuovano l’ideologia palesemente razzista della “colpa collettiva” in risposta all’uccisione di George Floyd.

Il secondo problema, quello della reazione contro i “bianchi” (e della patologizzazione del “bianco” nel senso lato del termine) seguita alla morte di Floyd, è che distrae dai problemi reali che affliggono gli Stati Uniti e le altre società.

La collettivizzazione del crimine commesso da quattro poliziotti di Minneapolis distoglie l’attenzione dalla specificità della brutalità della polizia e del disordine strutturale dell’America moderna.

Il problema viene prima dissipato e poi oscurato … e quindi rinunciamo ad analizzare gli specifici problemi degli Stati Uniti per unirci all’eccitante progetto di colpire tutti i bianchi.

A questo punto è importante capire da dove viene questo fuorviante progetto morale.

Tatuaggio del “33° Grado Massonico” sul corpo di George Floyd

Viene dalle “élite privilegiate”, molto spesso “bianche”.

Viene dal mondo accademico, dalla classe mediatica, dai membri più giovani dell’establishment politico.

Sono anni che queste “élite privilegiate” promuovono l’ostilità verso il “bianco”.

Hanno proiettato i peccati del passato sui “bianchi” di oggi, sostenendo che siano stati loro i beneficiari della schiavitù e del colonialismo.

Hanno spinto l’ideologia della “complicità bianca” (ovvero che tutti i bianchi siano responsabili dei crimini razziali) e della “fragilità bianca” (ogni bianco che si oppone all’idea di “colpa razziale collettiva” mostra la sua debolezza morale).

Hanno incoraggiato una sorta di controllo sui propri privilegi in quanto  “bianchi” — come una forma di moderna penitenza.

Chiunque abbia pensato che l’idea del “controllo dei privilegi” fosse confinata nei campus del “Politically Correct” avrà avuto, nei giorni scorsi, un brusco risveglio.

Anche l’Arcivescovo di Canterbury, in effetti, ha promosso una versione “cristiana” dell’”autocorrezione bianca”.

Chiunque abbia visto video (raccapriccianti) che mostrano gruppi di bianchi che implorano i neri di perdonare i crimini storici del razzismo, o che cantano tutti insieme che si comporteranno meglio in futuro, avrà imparato che il “controllo dei privilegi” è diventato la nuova religione.

Il peccato originale, il pentimento, l’autoflagellazione pubblica … sono tutti a bordo.

L’anti-bianchezza viene dall’alto ed è più pronunciata fra i “bianchi” privilegiati. Non ha nulla in comune con le nobili lotte per l’uguaglianza razziale del passato.

Esprime, piuttosto, il nichilismo e il fatalismo delle élite liberali e delle classi intellettuali contemporanee.

È una cosa disgustosa mascherata da radicalismo. Non è amica, per quanto si possa immaginare, dei bianchi o dei neri.

Al contrario, condanna entrambi ad un interminabile status quo, dove i primi hanno il ruolo della vittima e i secondi del penitente — e questo, sia chiaro, per sempre.

Il fatalismo dell’élite non vede alcuna via d’uscita alla disuguaglianza o all’ingiustizia perché le considera, come ha detto il Chicago Tribune: “Tratti distintivi di un comportamento razziale”.

Tutto ciò che riesce a immaginare è un sistema tecnocratico di gestione razziale: le “vittime nere” sono incoraggiate a parlare e a piangere, i “bianchi privilegiati” ad ascoltare e a pentirsi.

Una specie di “Commissione perpetua per la Verità e la Riconciliazione”.

Se in passato i sostenitori “neri” dell’uguaglianza razziale parlavano in termini di visioni, di sogni e di futuro migliore, oggi i sedicenti “correttori del privilegio dei bianchi” sono solo ossessionati dal passato.

La storia è il loro terreno di battaglia. La schiavitù e il colonialismo sono le loro ossessioni.

Uno scrittore di Slate ha detto che queste cose sono il “peccato originale” dell’America e che l’assassinio di George Floyd dimostra che ancora ci sta infettando.

Quest’affermazione riassume il fatalismo dei nuovi “guardiani della razza”.

Nel descrivere il razzismo come “peccato originale” dell’America, essi sminuiscono l’operato dei “neri” e dei “bianchi” che hanno combattuto per i diritti e l’uguaglianza nel corso dei secoli — e che hanno cambiato in meglio l’America.

Peggio ancora, bloccano l’America nella persistenza razziale: tutti a rincorrersi fra accuse e pentimenti.

Un’autofustigazione senza fine per i peccati ereditati dal passato … un’ideologia scoraggiante che non offre nulla, né ai bianchi né ai neri che lottano per un futuro migliore.

Ecco perché l’America delle Corporation e delle nuove élite politiche non hanno alcun problema con l’”ideologia del risveglio”, con il “biancore patologizzato”. Anzi, l’abbracciano!

Il nuovo razzismo nato dal mondo accademico può essere facilmente interiorizzato dalle élite capitaliste e politiche perché non rappresenta una minaccia per la loro influenza sulla società.

Al contrario, nel dissipare i problemi del razzismo e della disuguaglianza sociale, nel ridurle a “tratti distintivi” che esistono in tutta la società, l’”ideologia del risveglio” distoglie l’attenzione dai potenti e, anzi, crea persino uno spazio perché anch’essi facciano la loro penitenza, pubblicizzando la loro consapevolezza e diventando parte delle “persone salvate”.

Questo li rende certamente più forti.

Ed è questa, oggi, la grande tragedia degli Stati Uniti. La gente marcia e discute sulle strade per un qualche tipo di cambiamento, ma l’ideologia politica e il linguaggio dominante del nostro tempo non riescono a soddisfare le sue aspettative, né a permettere che sia possibile un cambiamento.

Accettando l’ideologia della classe dirigente di oggi — l’ideologia del “risveglio” e del “razzismo” perpetuo — i leader di queste proteste sono sconfitti in partenza.

Hanno abbracciato un’ideologia che rende la solidarietà virtualmente impossibile perché segna costantemente i “tratti distintivi” fra bianchi e neri, perché premia il “pentimento storico” che guarda all’indietro e non la spinta verso un futuro migliore.

La morte di George Floyd ha messo in luce quanto sia diventata dominante, distruttiva e futile la visione del mondo “risvegliato”.

Rifiutare il nuovo razzismo, respingere il “credo del risveglio”, voltare le spalle al fatalismo delle élite (che stanno fingendo di occuparsi dei “neri”) … sono i pre-requisiti per una vera solidarietà e per un vero cambiamento.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/06/03/i-did-not-kill-george-floyd/

Scelto e tradotto da Franco