Le femministe italiane contro la “quarantena”

Julian Vigo per spiked-online

Il Governo Italiano ha cominciato ad allentare la quarantena.

La “fase due” ha avuto inizio il 4 maggio, ma è stato platealmente contestato il mancato ritorno a scuola, compresa quella per l’infanzia.

Per i genitori, di fatto, non c’è un’autentica fase due.

Dal momento che per loro non è cambiato quasi niente, le strade delle città italiane, la scorsa settimana, avevano lo stesso aspetto di prima.

A partire da lunedì, comunque, ci sono state ulteriori misure di liberalizzazione.

Problematico è il fatto che molti genitori siano perlopiù impossibilitati a tornare al lavoro perché le scuole non riapriranno fino a settembre.

Il “Ministro dell’Istruzione”, Lucia Azzolina, ha recentemente annunciato che le scuole, probabilmente, ricominceranno a livello “part-time”, con i bambini che continueranno a seguire le lezioni online da casa.

Tuttavia, questo tipo di didattica si è rivelato un disastro.

Si stima che 1.6 milioni di bambini in età scolare non abbiano accesso a Internet e che comunque molti di loro non abbiano un computer.

Privati del “servizio scolastico” cui affidare i figli, molti genitori sono costretti in casa, impossibilitati ad andare al lavoro.

Sono le donne, essenzialmente, ad aver rinunciato alla loro vita lavorativa — e molte non ne sono felici.

Ho intervistato Costanza Margiotta (Prof.ssa Associata di “Diritto” presso l’Università di Padova), che ha lanciato la campagna “Priorità alla Scuola”.

La Margiotta è riuscita a mobilitare più di 82.000 genitori convincendoli a firmare, il 18 aprile, una lettera aperta indirizzata al “Ministro dell’Istruzione”.

“La battaglia è cominciata a Firenze”, ha detto.

Il Sindaco era stato interpellato perché potesse fornire un’interpretazione alternativa al Decreto sulla “quarantena”, emanato dal Primo Ministro il 9 marzo.

Molti genitori erano preoccupati perché potevano essere multati se andavano a fare una passeggiata con i loro bambini:

“Durante la quarantena, questo diritto era riservato ai padroni di cani. Abbiamo vinto questa battaglia perché abbiamo ottenuto un’interpretazione positiva da parte dell’Amministrazione Comunale”.

Grazie in parte ad un’ulteriore lettera scritta dalla Margiotta al Sindaco di Firenze (25 marzo), ai genitori single è stato finalmente concesso di andare a fare spesa con i loro bambini.

Il Sindaco di Firenze è riuscito a convincere il “Ministro dell’Interno” a rivedere le regole. Ma la vera sfida è sull’istruzione.

La Margiotta ha scritto un’ulteriore lettera aperta al “Ministro dell’Istruzione” invitandola a chiarire cosa succederà alla riapertura delle scuole:

“Ho scritto un primo abbozzo della lettera e ho invitato ad aggiungersi i miei vecchi amici dell’Università di Bologna.  Successivamente, si sono aggiunte altre persone da tutt’Italia. Abbiamo creato “Priorità alla Scuola” e fatto circolare la lettera per tutto il Paese”.

Il 72% dei firmatari è donna.

A Roma, le donne firmatarie della lettera hanno organizzato una protesta per il 1° maggio, dimostrando davanti a cinque scuole e dispiegando striscioni con su scritto “Senza scuola non c’è lavoro”.

“Abbiamo rotto il silenzio” — ha detto la Margiotta — “Ma questo non vuol dire che otterremo ciò che abbiamo chiesto”.

La Margiotta insiste sul fatto che tutto ciò sia molto importante:

Forzare la donna a stare a casa per prendersi cura dei bambini, costringendola di fatto al ruolo di educatrice, scavalca il diritto del bambino all’educazione e alla socializzazione, fondato sull’interazione con i propri simili.

Ne consegue che se il bambino non potesse emanciparsi dal contesto familiare, noi donne ne saremmo fortemente penalizzate — e la nostra condizione sarebbe riportata indietro di 70 anni”.

La Margiotta non è l’unica ad esprimere questo timore.

“Hella Network”, un collettivo di oltre 500 “professioniste della comunicazione”, ha criticato il rifiuto del Governo Italiano ad occuparsi dei “Diritti della Donna e del Bambino”.

Recentemente, il collettivo ha attaccato la quarantena del Governo Italiano con una satira pungente.

Con il titolo di #IoRestoaCasa, la campagna ha stigmatizzato la minaccia all’autonomia fisica, economica e politica delle donne, imposta dal mondo del post-coronavirus:

“Nella ‘fase due’, ma anche nella ‘fase 3’ e successive, saremo noi donne le più penalizzate nel contesto lavorativo. E, fra di noi, le più svantaggiate saranno le madri”.

La campagna attinge all’iconografia del dopoguerra, presentando immagini di una casalinga sorridente.

La grafica recita slogan del tipo “#IoRestoaCasa ad ammirare la mia laurea appesa al muro”, oppure “#IoRestoaCasa con i bambini perché sono economicamente sacrificabile”.

In fondo ad ogni immagine sono riportate le ultime statistiche sull’impiego, che mostrano la ridotta partecipazione delle donne al mondo del lavoro.

Una delle ragioni per cui “necessità e diritti” delle donne sono meno considerati è perché sono troppo poche le donne con posizioni di responsabilità.

Molti italiani pensano che il Governo e i suoi “esperti” ignoreranno la “questione donna”, in particolare dopo la dichiarazione dell’Azzolina che plaude al successo della didattica online.

Anche i padri italiani sono allarmati dalle conclusioni tratte dal Governo, visti gli effetti deleteri che la mancanza dell’istruzione e dell’”assistenza all’infanzia” stanno causando alle loro famiglie e alla società.

Il contentino del Governo è stato quello di offrire una sorta di voucher per pagare le babysitter, ma la cifra stanziata non è sufficiente.

La Margiotta ha sostenuto che “Priorità alla Scuola” sta organizzando una serie di proteste in tutto il Paese, appoggiando il dibattito fra genitori, docenti e Governo.

Ma si stanno formando anche altri gruppi.

Ad esempio, una rete di “insegnanti e genitori” ha prodotto un “Manifesto a difesa dei diritti e delle speranze di ragazze, ragazzi e adolescenti”.

Questa rete si fa portavoce del “diritto dei bambini” ad accedere all’istruzione e agli spazi all’aperto, chiedendo al contempo che si attuino misure differenti per il contenimento del contagio, che non penalizzino donne e bambini in modo sproporzionato.

Non ho ancora incontrato un genitore che non sia indignato per il fatto che le loro vite e quelle dei loro figli siano considerate questioni secondarie.

A ben vedere, si sta discutendo se consentire agli sportivi di allenarsi, in modo che la “serie A” possa ricominciare. Persino fabbriche e ristoranti stanno cominciando a riaprire.

Ma molti italiani temono che le loro famiglie siano state dimenticate.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/05/13/the-feminist-fightback-against-italys-lockdown/

Scelto e tradotto da Pietro