È tempo che gli uomini si comportino “da uomini”

L’ascesa dell’uomo-bambino è un triste segno dei tempi.

Alexandra Phillips per spiked-online

Penso a me stessa più come #MeNeither che come #MeToo. Detesto le narrazioni autoindulgenti e controproducenti del femminismo della quarta ondata.

Le donne devono essere assertive e vedersi riconoscere in modo tangibile le loro abilità. Non devono essere trattate come vittime della società.

Più in generale, la politica dell’identità sta promuovendo la cultura della censura e dell’introspezione narcisistica.

Non c’è quindi da stupirsi se le malattie mentali siano ai massimi livelli — la nostra è un’epoca in cui “non avere un problema” può essere, in sé stesso, un problema.

Sono anche una convinta sostenitrice degli uomini.

Sono cresciuta assieme a mio fratello, come metà di un duo dinamico. Ho anche frequentato un liceo per ragazzi e ho prosperato in una sala comune dominata dagli uomini, dove i problemi si risolvevano con le scazzottate piuttosto che con le machiavelliche battaglie inter-gruppo condotte dalle ragazze adolescenti.

La fissazione puerile su questioni come la “diffusione della mascolinità” (sorpresa: gli uomini hanno un’appendice fra le gambe), l’orrendo concetto della sua “tossicità” (ma c’è un’analoga guerra intestina declinata al femminile), si affiancano in modo imbarazzante agli alti livelli dei suicidi maschili, alla dismorfia corporea alimentata da Instagram e al sottocredito accademico dei ragazzi bianchi della classe operaia.

Poi c’è l’insulto idiota, ovvero che vaste fasce della popolazione maschile siano esteticamente e intellettualmente inferiori — comprese persone come mio padre e, probabilmente, anche il vostro.

Ma 36 anni passati su questo pianeta — e 20 anni di frequentazioni del sesso opposto — mi hanno fatto comprendere che c’è un altro serio problema che riguarda il genere maschile: gli uomini-bambini.

Da qualche parte, fra i Boomers e i fragili millenials di oggi, è emersa una grande popolazione di “maschi immaturi”.

Una volta, lasciai un caricabatterie per iPhone a casa di un ragazzo con cui uscivo. Viveva dietro l’angolo di casa ma poi era scomparso tutto d’un tratto — il tipico comportamento da vigliacchi di questo tipo di uomini.

Quando gli chiesi se potevo andare a riprendermi il mio caricabatterie, beffardamente si riferì a questa mia richiesta come se fosse un atto di “stalking”.

Non avevo alcun interesse a posare i miei occhi su di lui — volevo solo evitare di spendere tempo e denaro per comprare un nuovo caricabatterie, quando avrei potuto fare una passeggiata di cinque minuti per riprendere il mio.

Il mio caricabatterie-gate potrebbe sembrare un incontro banale ed una tantum. Ma ho avuto altre schifose esperienze con i millenials.

Ad esempio, ho aggredito un mio precedente partner che mentiva sul fatto di aver messo incinta un’altra donna, mentre mi derubava segretamente dei miei risparmi.

Il mio timore è che la cultura del XXI secolo aiuti a infantilizzare gli uomini e che questo fatto, a sua volta, alimenti i cattivi comportamenti.

Non veneriamo più i grandi padri, mariti e fratelli.

Al contrario, ci si aspetta che noi donne diamo valore all’auto-ossessione, all’auto-promozione e all’auto-prioritarismo.

Gli uomini non sembrano più sforzarsi di avere una famiglia. Sempre più spesso preferiscono esistenze frivole e senza speranza. La loro adolescenza va ben oltre la loro giovinezza.

Tutto questo non significa che gli uomini che non abbiano relazioni o che non abbiano figli siano degli esseri inferiori.

Il punto è che sempre meno uomini hanno l’ambizione di svolgere il “tradizionale ruolo” di marito e padre.

I valori che un tempo incarnavano la virilità, quelli dei nostri nonni, non solo si stanno dissipando, ma vengono derisi come “patriarcali”.

Ed allora, occorre ricordare alle generazioni attuali e future che esiste non solo la nobiltà, ma anche la necessità sociale di cercare di essere un coniuge e un genitore fedele.

Un problema è che di decenti modelli maschili ce ne sono pochi. Ad esempio, abbiamo un noto donnaiolo al n. 10. In questo senso, non è migliore della maggior parte delle strapagate star dello sport e del pop.

Un’ultima speranza poteva essere il Principe Harry. Eppure, invece di rendere omaggio alla sua dedizione verso la moglie, gli stiamo strappando un arto alla volta.

La Megxit mi si appiccica addosso tanto quanto il prossimo Reale [ovvero, non me ne importa niente], ma ho una certa gelosia verso Meghan, per aver trovato un uomo così preso da lei.

In una cultura che mette il broncio, che si mette in posa e che filtra le foto, la decenza e l’impegno sono spesso eclissati dal senso del vuoto.

Ma una parte di me sospetta che potrebbe esserci un elemento di auto-correzione, ovvero che la prossima generazione possa aver imparato dagli errori di quella che l’ha preceduta.

Si dice, in effetti, che la generazione Z sia più prudente di quella precedente — che eviti l’alcol e il sesso occasionale, decisamente più comuni fra i giovani della mia generazione.

Inoltre, è rincuorante che i successori della Generazione Z siano chiamati Generazione Alfa. Ma resta da vedere se saranno all’altezza degli alti standard che questo nome comporta.

Abbiamo bisogno che la narrazione cambi. Dobbiamo andare ben oltre la rigida visione della donna-vittima e dell’uomo-aggressore.

Neanche l’offuscamento dei generi aiuta molto.

Dobbiamo proiettare un’immagine più positiva degli uomini, in modo che aspirino ad essere pragmatici, paterni e protettivi.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/02/25/its-time-for-men-to-man-up/

Scelto e tradotto da Franco