Le auto elettriche per tutti sono un sogno irrealizzabile — Il Governo delira se pensa di poter eliminare completamente le auto a benzina e a gasolio

James Woudhuysen per spiked-online

C’è un nuovo dogma nella politica britannica: il sostegno alle auto elettriche.

Nonostante siano molto care (ma si sente dire che diventeranno più economiche) e le “infrastrutture per la ricarica” debbano ancora essere costruite.

Ma sono considerate essenziali se la Gran Bretagna vuol ridurre le emissioni di carbonio, entro il 2050, allo “zero netto” [https://www.spiked-online.com/2019/05/08/austerity-forever/].

Spiked ha sostenuto a lungo questa tecnologia [https://www.spiked-online.com/2009/07/21/whos-afraid-of-electric-vehicles/]. Aziende come la Telsa l’hanno resa una realtà, seppur molto costosa.

La prima auto elettrica al mondo fu effettivamente costruita nel 1884. Fu sviluppata in un’epoca in cui il progresso tecnologico godeva di un ampio consenso.

Ma, oggi, c’è una dinamica politica molto diversa nel dibattito sulle auto elettriche.

L’ex Candidata alla leadership Laburista, Emily Thornberry, non ce l’ha fatta a guidare il Partito, ma il suo pensiero sui trasporti è comunque tipico della classe politica.

Durante la sua campagna aveva insistito sul fatto che, sotto la sua guida, i Laburisti non avrebbero mai votato a favore di una terza pista a Heathrow, “perché in contrasto con i nostri obbiettivi ambientali”.

Aveva aggiunto che avrebbe insistito nei riguardi dell’attuale Governo Conservatore perché l’HS2 [progetto per una linea ferroviaria ad alta velocità] non fosse costruita a spese di altri “buoni servizi ferroviari ‘verdi’”.

D’altra parte, è fermamente convinta che i Governi Locali gestiti dai Laburisti debbano spingere per la “massiccia diffusione”, nei loro territori, dei “punti di ricarica” per i veicoli elettrici.

Quindi, a sentirla, il trasporto aereo e l’alta velocità ferroviaria sono un male, ma le auto elettriche sono un bene.

Secondo la Thornberry, con queste politiche la Gran Bretagna potrebbe proporsi come modello per il mondo, in quella che ha definito “globalizzazione del Green New Deal”.

Secondo lei, la Gran Bretagna dovrebbe assumersi la responsabilità di mostrare al resto del mondo come risolvere il problema dei cambiamenti climatici.

Ma l’arroganza sciovinista della Thornberry non è l’unico caso osservabile nel Regno Unito.

L’illusione che l’America e la Cina muoiano dalla voglia di essere guidate verso “il verde” dall’esempio britannico è oggi condivisa da tutti, compreso il Primo Ministro Boris Johnson.

Così come delirante è l’attuale piano del Governo di vietare la vendita di auto a benzina e a gasolio entro il 2035 — un elemento chiave della sua politica “zero netto”.

Come ha sottolineato Rob Lyons su Spiked, le sfide sono enormi [https://www.spiked-online.com/2020/02/05/this-ban-on-petrol-and-diesel-cars-makes-no-sense/].

Uno dei maggiori ostacoli è quello di trovare l’energia elettrica per alimentare tutte queste nuove auto.

Nel 2018, la produzione di elettricità nel Regno Unito è stata di circa 333 terawattora (TWh), nessuna delle quali è andata ad alimentare le auto elettriche.

Ma se smettiamo di usare gli 11,6 milioni/ton di benzina e i 17,1 milioni/ton di gasolio consumati dalle auto e dai veicoli leggeri, dovremmo produrre ulteriori 343 TWh di energia elettrica.

In altre parole, elettrificare l’intera flotta britannica di auto, furgoni e motociclette, entro il 2050, significherebbe costruire un numero sufficiente di Centrali Elettriche (ed un’adeguata rete di distribuzione) per più del doppio dell’intera capacità attuale — ed in soli 30 anni!

È un’impresa a dir poco ciclopica.

Ed allora, ragionevolmente, per avere una reale possibilità di diffondere le auto elettriche dobbiamo cambiare drasticamente il nostro approccio.

In primo luogo, abbiamo bisogno di innovazioni radicali che possano abbassare i costi di produzione e i costi di gestione.

Ciò che conta è risolvere i problemi sul lato dell’offerta di tecnologia (in particolare per le batterie) e poi effettuare correzioni sul lato della domanda — al cui riguardo il Governo si sta fissando, offrendo sussidi e “zuccherini” vari, ma anche minacciando la coercizione a partire dal 2035.

In secondo luogo, dobbiamo mettere in discussione il fatto che l’ossessione per le auto elettriche stia riducendo il problema (dei cambiamenti climatici) agli stili di vita individuali.

L’eco-austerità richiede, in effetti, che ogni conducente paghi di più per muoversi in modo “pulito”.

Ma la nostra attenzione dovrebbe essere rivolta all’industria piuttosto che ai singoli consumatori.

Una priorità potrebbe essere piuttosto l’elettrificazione dei veicoli pesanti, autobus e pullman [invece dei veicoli “leggeri”].

In questo modo si eliminerebbero 7,6 milioni di tonnellate di gasolio l’anno.

Sarebbe necessaria la produzione di soli 90 TWh di energia elettrica in più — e di un sistema relativamente semplice di ricarica business-to-business a livello nazionale.

Sarebbe ancora un’impresa ardua ma molto più fattibile rispetto a quella attuale, concentrata sul pendolare medio.

Concentrare le nostre energie su camion e autobus elettrificati farebbe molto per ridurre le emissioni di CO2, l’inquinamento atmosferico e il rumore sulle strade.

Ancor più importante, concentrare l’innovazione sui veicoli elettrici dedicati alle merci e al trasporto pubblico aiuterebbe ad affrontare il malessere della produttività in Gran Bretagna [https://www.spiked-online.com/2020/01/31/brexit-its-time-to-seize-the-day/].

Le auto elettriche? Va bene, purché siano economiche e veloci.

Ma non possiamo permettere che la classe politica le usi come una sorta di “foglia di fico”, per coprire “soluzioni” arretrate ed autoritarie al cambiamento climatico.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/02/20/electric-cars-for-everyone-is-a-pipe-dream/

Scelto e tradotto da Franco