Il crollo dell’Establishment Democratico — L’ascesa di Sanders e la caduta di Biden dimostrano che l’élite del Partito ne ha perso il controllo

Sean Collins per spiked-online

Grande notizia per i Democratici: non hanno sbagliato il conteggio dei voti nel New Hampshire!

A differenza di una settimana fa nello Iowa, questa volta Bernie Sanders è stato dichiarato vincitore prima che la maggior parte degli americani andasse a letto.

Con una vittoria di misura (1,3 pp) su Pete Buttigieg, Sanders è ora in testa alla classifica dei Democratici per la Nomination Presidenziale.

Siatene consapevoli, Sanders potrebbe vincere. Ha un riconoscimento a livello nazionale ed è portatore del merito di essersi contrapposto a Hillary Clinton nel 2016.

Ha inoltre una base di sostegno energica e leale, soprattutto fra gli elettori più giovani — ed ha ottenuto un’ulteriore spinta dai risultati dello Iowa e del New Hampshire.

Con una gran quantità di denaro proveniente da piccole donazioni, la sua campagna elettorale potrà senz’altro resistere a qualche battuta d’arresto.

Come minimo, è molto probabile che la sua candidatura continui fino alla Convention finale del Partito, a luglio.

Ma il fattore che più gioca a favore di Bernie è la frammentazione dell’opposizione più moderata nei suoi confronti.  

In effetti, ha preso solo un quarto dei voti nello Iowa e nel New Hampshire, il che non è davvero molto (il suo 26 pc nel New Hampshire è la vittoria con la più bassa percentuale di voti nella storia di quello Stato).

Non è una cospirazione mediatica far notare che egli sia stato ben al di sotto delle aspettative, soprattutto nel New Hampshire (che confina con il suo Stato natale, il Vermont) dove, nei sondaggi, aveva un vantaggio di ben sette punti prima del voto.

La sua strategia, volta ad aumentare l’affluenza alle urne degli elettori più giovani, non ha avuto successo né nello Iowa né nel New Hampshire.

L’Establishment del Partito Democratico sta ora saggiando la stessa perdita di controllo sperimentata dal Partito Repubblicano ai tempi della candidatura di Trump, nel 2016.

In quell’anno la gerarchia Democratica diede il suo pieno sostegno a Hillary Clinton, riuscendo a compattare l’elettorato in modo abbastanza convincente sulla sua figura, nonostante la sfida di Sanders.

Ma, quest’anno, i Democratici assomigliano molto ai Repubblicani del 2016: un Partito in disordine, senza candidati credibili ed incapace d’impedire ad un estraneo [Trump] d’impadronirsi della candidatura.

Incredibilmente, né Trump né Sanders erano membri dei rispettivi Partiti fino a poco prima d’intraprendere le loro campagne elettorali [per la Nomination].

L’unica cosa chiara, nella corsa Democratica del 2020, è che la dinamica sia guidata da un Establishment di Partito preda di un esaurimento nervoso.

Lo status di Sanders, quello del front-runner, è il segno più evidente che i leader del Partito ne stiano perdendo il controllo — ma di segnali ce ne sono finanche troppi.

Consideriamo il sorprendente successo di Buttigieg, un trentottenne la cui esperienza politica consiste nell’essere stato Sindaco di una piccola città dell’Indiana.

L’ascesa di Buttigieg ha alcune analogie con quella di Emmanuel Macron, in Francia, le cui opinioni moderate nascondevano il fatto che egli non fosse sostenuto dall’establishment partitico dell’epoca.

Oppure, si pensi a come un altro outsider (recentemente convertito al Partito Democratico), Michael Bloomberg, stia seriamente partecipando alla corsa.

Bloomberg sta spendendo miliardi di dollari per la sua campagna, più di quanto si sia mai visto nella moderna politica statunitense.

Il fatto che molte delle élite Democratiche stiano pensando a Bloomberg come ad un “salvatore”, colui che può fermare Sanders, dimostra quanto siano disperate e fuori controllo.

Soprattutto, è la scomparsa di Joe Biden il segnale più chiaro che l’establishment Democratico ne stia perdendo il controllo.

In effetti, il risultato più sorprendente del New Hampshire — ancor più della vittoria di Sanders — è stato il crollo di Biden. Si è piazzato al quinto posto, con solo l’8 pc dei voti.

Sì, Biden non si aspettava di andar bene in questi due Stati, ma il risultato che ha conseguito è stato patetico.

Pensateci: è stato Vicepresidente per due mandati consecutivi in un’Amministrazione che, almeno fra i Democratici, era abbastanza popolare. Oltretutto, è anche un Senatore di lungo corso.

Eppure, ha perso contro un settantottenne autoproclamatosi socialista — e contro un giovane ex Sindaco di South Bend, di cui nessuno aveva mai sentito parlare fino all’altro ieri.

Biden ha avuto più vantaggi di qualsiasi altro candidato ma, nonostante questo, ha raccolto solo l’8 pc dei voti.

Proprio come fecero con Hillary, i “pezzi grossi” Democratici hanno concesso il sostegno a Biden troppo in fretta. Erano disponibili a credere più ai sondaggi d’opinione che ai loro stessi occhi.

In effetti, le performance di Biden nei dibattiti e nei comizi sono state eccezionalmente scarse — hanno evidenziato che ha delle serie amnesie.

La sua più recente e bizzarra dichiarazione è stata in occasione di un evento che ha avuto luogo appena prima del voto nel New Hampshire, in cui ha definito una giovane donna “un soldatino-a-cavallo con la faccia da cane”, in risposta ad una domanda diretta.

La partenza anticipata di Biden dal New Hampshire (prima della chiusura delle urne) per dirigersi verso il South Carolina, è stata il simbolo di un Candidato che fuggiva dalla realtà.

Ma non consideratelo fuori dai giochi — dovrebbe avere il sostegno della comunità afroamericana del South Carolina e di quelle degli altri Stati. Ma vedremo presto quanto questo supporto sarà solido.

Peraltro, non è realmente rivolto a Biden. E’ fondato, semmai, sulla sua associazione con Obama e, soprattutto, sulla sua presunta “eleggibilità”, che sta rapidamente andando a fondo.

Biden sta cedendo su tutta la linea e persistere nella sua partecipazione non farà altro che prolungare l’agonia dell’establishment Democratico.

Sulla sua scia, inoltre, non c’è un’alternativa sufficientemente chiara: il campo dei Democratici moderati è frammentato.

Come ho già detto la settimana scorsa, i Democratici selezionano i delegati su base proporzionale e questo significa che Sanders avrà un ostacolo più alto da superare rispetto a Trump, per ottenere la Nomination.

Questo concederà più tempo ai moderati per identificare un candidato diverso da Biden. Ma, in questo momento, è difficile vedere questo consolidamento.

In effetti, né Biden né Elizabeth Warren (che ha fatto male anche nel New Hampshire) sembrano disposti a ritirarsi dalla corsa.

Buttigieg e Amy Klobuchar (che è arrivata terza) hanno sicuramente fatto sufficientemente bene per poter continuare a lottare — e poi, dietro le quinte, c’è Bloomberg.

E’ comprensibile che le scommesse, in questo momento, stiano favorendo Sanders.

Tuttavia, la gara è ancora agli inizi e resta molto fluida. L’idea che Sanders possa ripetere la corsa di Trump verso la Nomination sembra prematura.

Il miglior esempio di questa fluidità è la performance di Klobuchar nel New Hampshire. Un’alta percentuale di elettori ha preso una decisione solo nei giorni precedenti le Primarie — e molti di questi hanno scelto la Klobuchar.

Senza aver ricevuto alcuna spinta dai risultati dell’Iowa — e con poca attenzione da parte dei media — la Klobuchar ha vinto principalmente sulla base della sua eccezionale performance nel dibattito del venerdì sera, oltre che di una buona presenza sul territorio.

A differenza del prevedibile Bernie (che blaterava di “miliardari arroganti”) e del robotico Pete (con i suoi debilitanti luoghi comuni), la Klobuchar è stata decisamente brillante e ha sfidato entrambi a testa alta (in particolare, è stata l’unica ad alzare la mano per dire che è contraria al socialismo di Sanders).

È anche culturalmente diversa: è la Candidata Democratica che meno probabilmente vi costringerà a dichiarare i vostri pronomi [ovvero he/him, she/her, da interpretare nel senso di genere].

Naturalmente, è stato il crollo di Biden ad aprire la porta alla Klobuchar — ma la sua potenziale scalata è ancora più ripida di quella dei suoi avversari (innanzitutto, perché potrebbe finire presto i soldi per la sua campagna).

Ma il rigetto di Biden ed il “sostegno dell’ultimo minuto” alla Klobuchar hanno indicato che molti elettori Democratici non siano soddisfatti dei Candidati più in vista — e che siano disposti a rischiare su qualcun altro.

Gli elettori, a differenza di molti esperti, si sono accorti di ciò che sta realmente accadendo (l’inciampo di Biden e la performance della Klobuchar nel dibattito pre-elettorale) — questo significa che hanno cominciato a prestare la dovuta attenzione alle elezioni.

Le elezioni nello Iowa e nel New Hampshire sono state un promemoria per l’establishment Democratico: gli elettori Democratici stanno cominciando a pensare con la loro testa e sono loro, non i sondaggisti o l’élite del Partito, che alla fine decideranno chi “nominare”.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/02/12/the-crumbling-of-the-democratic-establishment/

Scelto e tradotto da Franco