Je suis Mila

Un’adolescente francese è stata assalita su Twitter, costretta a lasciare la scuola e indagata dalla Polizia per aver insultato l’Islam.

Fraser Myers per spiked-online

Una sedicenne è diventata la ragazza più odiata di Francia per aver criticato l’Islam in un live-streaming su Instagram.

Mila — che può essere identificata con il solo nome di battesimo — è attualmente chiusa in casa, vive sotto protezione della Polizia e non può tornare a scuola.

Durante un live-streaming, un ragazzo musulmano le aveva chiesto di uscire, ma lei aveva rifiutato perché è gay.

Il ragazzo aveva quindi risposto accusandola di razzismo e definendola una “sporca lesbica”.

In un arrabbiato video di follow-up, trasmesso in streaming immediatamente dopo essere stata insultata [https://www.youtube.com/watch?v=MxX2dR2_Bks], Mila aveva risposto dicendogli che “odiava la religione”:

“Il Corano è odioso … L’Islam è una merda … La tua religione è una merda … Infilerei un dito nel buco del culo del tuo Dio”.

Il video è diventato virale ed è stato ripubblicato su diverse piattaforme dei social-media. In poco tempo, Mila ha ricevuto minacce di morte e di stupro mentre, al contempo, la sua identità e la sua scuola venivano rese pubbliche.

Ad oggi, la sua famiglia e le autorità locali non sono state in grado di trovare una scuola che  le garantisse un minimo di sicurezza.

La Polizia ha aperto due indagini in risposta a quello che è diventato “l’affaire Mila”.

La prima, ancora in corso, riguarda le minacce di morte e di stupro dirette alla sedicenne. L’altra, invece, era contro la stessa Mila per “incitamento all’odio religioso”.

Successivamente, l’inchiesta su Mila è stata archiviata, ma il fatto stesso che fosse stata avviata è comunque un qualcosa di straordinario.

La Francia, che di solito è orgogliosa della sua tradizione di laicità, ha effettivamente avviato un’indagine di Polizia sulla “blasfemia”.

Cinque anni fa, in seguito all’orribile massacro nella sede di “Charlie Hebdo”, l’élite francese si era unita in armi per dichiarare “Je suis Charlie”,  giurando di difendere la libertà di parola contro l’intolleranza islamista [https://www.spiked-online.com/2020/01/07/je-suis-charlie/].

Ma sono stati sufficienti pochi anni perché il “secolare” Stato francese sembri disposto a fare il “lavoro sporco” per conto degli islamisti, punendo chi bestemmia contro l’Islam.

Sia #JeSuisMila che #JeNeSuisPasMila hanno fatto tendenza su Twitter.

La scorsa settimana, l’Avvocato dell’adolescente, Richard Malka, ha dichiarato al Times che: “Nessuna Associazione per i Diritti Umani ha protestato o espresso solidarietà alla ragazza, la cui vita è improvvisamente cambiata, perché costretta  a nascondersi”.

Ha lamentato che: “È la sinistra che tradizionalmente difende il secolarismo in questo paese … mi rattrista che, in questo caso, non l’abbia fatto”.

Lungi dall’offrire solidarietà, molti personaggi pubblici hanno denunciato la studentessa.

Abdallah Zekri (Direttore del “Consiglio Francese dei Musulmani”), quando gli è stato chiesto della minaccia alla sicurezza di Mila, ha affermato che è giusto che “viva con le conseguenze di ciò che ha detto” e che, in fin dei conti, “stia raccogliendo ciò che ha seminato”.

Ma, dopo una protesta pubblica, Zekri è stato costretto a ritirare i suoi commenti.

Fin dall’inizio di questa vicenda, i principali difensori di Mila (fra quelli di alto profilo) son pervenuti da destra.

Nicolas Dupont-Aignan, leader del Partito di destra “Debout la France”, ha twittato: “E’ un vero peccato che la Procura metta la vittima ed i suoi aggressori su un piano di parità”.

Julien Odoul, facente parte del “Rassemblement National” di Marine Le Pen, così ha twittato: “L’Islam è una religione. La religione a sua volta è un’opinione. In quanto tale, può essere soggetta alle critiche più estreme ed offensive. Senza la libertà di parola la Francia non sarebbe più la Francia”.

Al contrario, il Ministro della Giustizia Nicole Belloubet ha fatto la ridicola ed illiberale dichiarazione secondo cui insultare la religione “viola” la Legge francese sulla “libertà di coscienza”.

L’affermazione è imbarazzante, trattandosi di un Ministro.

E’ stato rapidamente sottolineato che non esiste in Francia una Legge sulla “libertà di coscienza” ma che, in ogni caso, il concetto stesso di “libertà di coscienza” consentirebbe in re ipsa  la blasfemia.

In seguito, Belloubet ha fatto un passo indietro dicendo che esiste il “diritto di criticare” una religione, ma non esiste il “diritto a minacciare”.

Il Ministro degli Interni Christophe Castaner è stato quindi costretto a chiarire che: “In questo Paese, il reato di blasfemia non esiste e mai esisterà sotto l’autorità di questo Governo”.

Eppure, l’”affaire Mila” si era presentato fin dall’inizio in modo chiaro. Era il caso di una studentessa di 16 anni che, provocata, aveva espresso un’opinione blasfema.

Le sue opinioni dovrebbero essere tollerate in un paese che sostiene la “libertà di parola” — che include il diritto a deridere divinità, profeti e libri sacri.

Ma oggi le cose sono molto meno nette. Nozioni del “politicamente corretto”, come ad esempio l’“incitamento all’odio religioso”, hanno riportato in auge le vecchie e draconiane leggi sulla blasfemia.

L’effetto è esattamente lo stesso: la censura della critica alla religione.

Sullo sfondo di uno Stato francese che non è andato troppo lontano dal perseguire Mila per blasfemia, è restato a portata di mano un intollerante Twittermob per assicurarsi che fosse punita per il suo pensiero sbagliato.

Dobbiamo difendere la libertà di parola, sia dallo Stato che dalla folla dei social-media.

Je suis Mila.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2020/02/07/je-suis-mila/

Scelto e tradotto da Franco