Quanti migranti sono arrivati, fino a metà Novembre 2019: pochissimi arrivi, questo mese il ministro Lamorgese può fare meglio di Salvini

La notizia positiva è che il ministro Lamorgese, sostituto di Salvini agli Interni, questo mese può fare meglio dell’ex ministro leghista in termini di migranti (non) arrivati in Italia. Sarebbe un ottimo risultato, vedasi grafico sopra.

Vedremo a fine mese ma se il trend verrà confermato i migranti in arrivo vedrebbero un crollo forse insperato a novembre, dopo una salita ad ottobre sebbene di entità numerica non eccessivamente grave. Speriamo che il trend al ribasso degli arrivi continui. Come voi ben sapete non sono per mia natura prono ad affidarmi esclusivamente ad un soggetto politico identificato come il cd. Salvatore della Patria, o anche Uomo della Provvidenza se volete (idolatrandolo come insostituibile, …). Dunque, spero lo Stato riesca a fare appunto “lo Stato” fermando i migranti, a prescindere da chi sta al governo ed agli Interni. Ossia difendendo i confini nazionali. Mi sembra lecito, giusto ed auspicabile, visto che ci sono leggi che impongono limitazioni nell’arrivo di stranieri senza permesso (sono immigrato anche io, che sottostà con piacere ed orgoglio ai limiti ed alle leggi che il paese ospitante impone, ci mancherebbe non fosse così).

Stante quanto sopra, sperando in un novembre con pochi migranti in arrivo, non posso fare a meno di ricordare ai lettori che – COMUNQUE – il vero problema italiano NON sono i migranti, tutto formato una conseguenza nemmeno tra le più gravi della crisi economica imposta in forza dell’austerità euroimposta. Non essendo i migranti la causa del disagio italico dei nostri giorni… forse questo dovrebbe spingerci a dedicare più attenzione agli aspetti economici, quelli che stanno minando alla radice non solo l’economia nazionale ma soprattutto il sistema pensionistico, l’INPS …

Il caso Ex-Ilva lo dimostra: la possibile chiusura del principale sito di produzione di acciaio da minerale in Italia suonerebbe a morto per l’economia italiana, anche a livello strategico (ricordando che un grande paese industriale non può avere solo acciaio prodotto da rottame, che di norma viene importato dall’estero, ndr). Infatti considerando l’indotto potremmo stimare una riduzione del PIL nazionale pari a ca. 1%. come conseguenza della chiusura dell’Ilva, molto di più se si considerasse il solo sud Italia.

Ovvero con la cancellazione  dell’indotto Ilva si avrebbe una forte riduzione dei consumi locali e nazionali oltre ad un crescente disagio sociale. Una volta spenti gli altiforni si perde inoltre il know how, che di norma non si recupera. Basta saperlo.

Chi scrive raccomanda a tutti di guardare solo ai fatti. E tra i fatti scegliere quelli importanti. Che non sono ne’ i migranti arrivati sulle coste italiche, ne’ l’acqua alta a Venezia, sebbene generino dei fastidiosi mal di pancia. Ossia bisogna guardare prima di tutto e prima di tutti all’economia italiana che sta implodendo, con Francia e Germania che non aspettano altro che la resa economica italica per mettere le mani sugli assets nazionali, comprandoli possibilmente per un tozzo di pane (il silenzio dei vari partiti italiani, siano essi Lega o PD, sulla vendita di FCA ai francesi, oltre alla volontà francese di chiudere l’Ilva di qualche settimana fa, sono letteralmente agghiaccianti per il significato associato, …)

Mitt Dolcino