La Brexit è lontana dal traguardo — Qualunque cosa accada dopo questi colloqui, la democrazia sarà ancora in pericolo.

Potrebbe essere la luce alla fine del tunnel, ma per ora è più simile ad un treno che arriva.

Tom Slater per spiked-online

Al momento della stesura di quest’articolo non siamo ancora nel “tunnel” ma, quando lo leggerete, potremmo già esserci.

Oggi è stato annunciato che ci saranno dei nuovi negoziati sull’uscita della Gran Bretagna dall’UE, a seguito di un incontro “positivo” fra l’Irish Taoiseach, Leo Varadkar, e il Primo Ministro britannico Boris Johnson, che ha aperto la strada ad un possibile “percorso” per raggiungere un accordo.

Ma l’Unione Europea ha voluto chiarire che non stavamo ancora “entrando nel tunnel” — il gergo di Bruxelles per indicare la fase segreta e conclusiva dei colloqui.

Se trovate sconcertanti le metafore e le sottili distinzioni degli eurocrati, non sareste davvero i soli.

Ciò che verrà, dopo questi colloqui, è davvero difficile da determinare.

La stampa irlandese è stata informata che il Regno Unito ha fatto passi significativi sulla questione delle dogane, forse qualcosa che assomiglia al backstop della sola Irlanda del Nord, che la manterrebbe nell’Unione doganale.

Ma a tutt’ora il n. 10, per il quale quest’oltraggioso accaparramento del territorio nord-irlandese era presumibilmente una “linea rossa”, è rimasto a bocca chiusa.

La segretezza e le speculazioni che accompagnano quest’autentico “pugno in faccia” sono un promemoria su come l’UE fa i suoi affari — a porte chiuse, fuori dagli occhi indiscreti della gente.

Ma ricorda anche fino a che punto il popolo britannico sia stato escluso dal processo della Brexit, sia a livello nazionale che nei colloqui di Bruxelles.

Negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo guardato, da semplici spettatori, come politici ed attivisti (la maggior parte dei quali vuole che la Brexit fallisca) fanno gli accordi fra di loro.

Spetta quindi a Johnson, da Leaver tardivo, tirare l’ultimo colpo per assicurarsi una Brexit significativa entro il 31 ottobre.

Ma anche se ottenesse ciò che vuole, vale la pena ricordare che il backstop dell’Irlanda del Nord ha apparentemente portato il n. 10 ad escludere tutte le altre questioni previste dall’Accordo di Recesso di Theresa May e dalla Dichiarazione Politica di accompagnamento — dal ruolo della Corte di Giustizia Europea alla parità di condizioni nei regolamenti.

Il backstop è solo l’inizio di ciò che non va bene in quell’accordo.

Nel frattempo, il nostro Parlamento di Remainers ha reso la Brexit No-Deal praticamente impossibile.

Se entro il 19 ottobre non verrà raggiunto alcun accordo, entrerà in vigore il Benn-Act (detto anche il Surrender-Act) che costringerà il Primo Ministro a chiedere una proroga, dando a Bruxelles il diritto di dettarci per quanto tempo dovremo restare nel limbo.

I Deputati sostengono che si tratta di evitare la “calamità” del No-Deal, ma il modo in cui hanno agito ha reso ancora più chiaro che si tratta, in realtà, di fermare la Brexit e di spingere il popolo fuori dal processo.

Hanno detto che non c’era alcun mandato per il No-Deal verso il quale Johnson si stava presumibilmente affrettando — bloccando al contempo le elezioni prima del 31 ottobre.

I Parlamentari stanno ora meditando un secondo referendum — una non-scelta fra l’accordo della May e il Remain — da tenere prima di un’elezione generale, per timore che la “plebe” elegga un Parlamento disposto a portarci fuori.

Ma ciò richiederebbe dei mesi e quindi, anche se Johnson a Bruxelles risolvesse l’impossibile, a questo dovrebbe comunque tornare.

Di conseguenza abbiamo un’Unione Europea che, almeno apparentemente, non permetterà una Brexit significativa per l’intero Regno Unito.

Abbiamo un Parlamento che non consentirà il No-Deal e non permetterà di votare. E nel mezzo c’è un Governo senza maggioranza, in carica ma non al potere, mantenuto al suo posto perché in queste condizioni ben si adatta all’agenda dell’opposizione, costituita dai Remoaners.

Qualunque via attraverso la quale il popolo possa realmente dare forma agli eventi è stata chiusa.

Nel turbinio infernale di parole incomprensibili e di speculazioni che avrà luogo in questi giorni, è importante che non ci sfugga la serietà della vicenda.

Se la Brexit verrà mandata all’aria, sarà la stessa democrazia britannica ad essere in pericolo.

Ci troveremmo in un’Unione Europea che non possiamo lasciare, con una classe politica più incoraggiata che mai ad usare il potere che le abbiamo prestato per annullare i nostri desideri.

Potrebbe essere la luce alla fine del tunnel, ma per ora è più simile ad un treno che arriva.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2019/10/11/brexit-is-far-from-the-finishing-line/

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