Questi cinque tweet cambieranno il mondo?

Tom Luongo per Gold Goats ‘n Guns

Durante il fine settimana mi son chiesto se Donald Trump sarebbe mai riuscito a diventare un “Grey Champion”, come Lincoln e Roosvelt  [https://www.mittdolcino.com/2019/10/07/trump-the-dude-la-piantera-di-essere-corretto/].

Pochi giorni dopo, tramite Twitter, egli ha inserito un grosso elemento pubblicitario nel suo curriculum.

Ci sono molti segnali di cambiamento da quando Trump ha giustamente rifiutato di andare in guerra con l’Iran, che aveva abbattuto un drone americano senza pilota.

Sconvolgendo il suo gabinetto — licenziamento di John Bolton e risposta assai tiepida all’attacco Houthi sulla raffineria saudita di Abqaiq — Trump ha cercato di disinnescare una situazione che era volata fino al sole, minacciando di bruciare milioni di persone.

Questi cinque tweet, presi nel contesto degli ultimi giorni, spazzano via una serie di narrazioni e di operazioni in corso:

(Gli Stati Uniti sarebbero dovuti restare in Siria per 30 giorni, molti anni fa. Ma siamo rimasti, coinvolti sempre più profondamente nei combattimenti, pur senza avere alcun obiettivo in vista. Quando sono arrivato a Washington, l’ISIS dilagava in quella zona. Ma abbiamo rapidamente sconfitto al 100% il califfato dell’ISIS …..)

(…. catturando migliaia di combattenti, provenienti principalmente dall’Europa. Ma questa non li voleva indietro e ci disse di tenerceli negli Stati Uniti! Io dissi “NO”, vi abbiamo fatto un grande favore [a sconfiggerli] e ora volete che li tratteniamo nelle carceri statunitensi ad un costo tremendo. Sono tutti vostri, perché siano processati”.

“Di nuovo hanno detto “NO ” pensando, come al solito, che gli Stati Uniti siano sempre i soliti “fessi”. Sulla NATO, sul Commercio, su tutto. I Curdi hanno combattuto con noi , ma sono stati pagati con ingenti somme di denaro e dotati delle attrezzature per poterlo fare. Hanno combattuto la Turchia per decenni. Siamo rimasti in questa guerra per ….)

(…. ulteriori 3 anni, ma per noi è tempo di uscire da queste ridicole “guerre senza fine” — molte delle quali di carattere tribale — e riportare a casa i nostri soldati. Noi combatteremo SOLO PER IL NOSTRO VANTAGGIO E SOLO PER VINCERE.

Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e Curdi devono capire la situazione e decidere quello che vogliono fare con i combattenti dell’ISIS che sono stati catturati nel loro “vicinato”.  Tutti odiano l’ISIS, sono stati nemici per anni. Ma noi siamo a 7.000 miglia di distanza e comunque la schiacceremo di nuovo se venisse ovunque vicino a noi!)

Ho pubblicato interamente il suo thread perché è davvero importante.

Concentrandosi sull’ISIS e su ciò che è sbagliato nella nostra politica siriana, Trump ha reso le cose molto semplici, dicendo agli americani perché alcuni dei soldati schierati in Siria stanno tornando a casa.

Potrebbe star giocando con il fuoco  con troppa disinvoltura, ma Twitter non è una piattaforma per eccessi di sottigliezze.

Perché questi tweet cambiano tutto? Perché segnalano che Trump:

01) E’ in ascesa nella sua stessa Casa Bianca.

02) Ha realizzato che nulla di buono potrebbe venire da un’ulteriore escalation.

03) Potrebbe non essere rieletto se si trovasse impantanato in tutto il mondo.

04) Vuol lavarsi le mani dei combattimenti arabi.

05) Vuol rispondere con realismo alla vulnerabilità dell’Arabia Saudita.

06) Ha compreso che la Siria è uno dei peggiori disastri dell’era Obama da cui è impossibile uscire vincitori.

07) Ha detto ad Israele quali sono i limiti del suo sostegno.

08) Ha informato i nostri alleati che gli Stati Uniti non finanzieranno più le loro avventure.

09) Ha notificato ai Neocon che gli accordi che loro hanno stretto non saranno mantenuti.

10) Ritiene che i conflitti in Siria, Iraq e Afghanistan non possono essere vinti secondo gli standard neocon/israeliani.

Ma potrei aggiungere molto di più a questo elenco. Molto, molto di più.

Nel contesto degli ultimi giorni, questi cinque tweet sono una bomba che fa esplodere le possibilità per una politica estera molto diversa, se Trump sopravvivesse a questo ridicolo tentativo d’impeachment.

Trump non sta facendo tutto questo in risposta al procedimento di cui è oggetto alla Camera. Sta sfidando i Democratici, semmai, a metterlo sotto accusa prima che egli demolisca i loro piani.

Tweet come questi potrebbero arrivare per settimane.

Passando ad Israele, il crollo di Benjamin Netanyahu mina la maggior parte dei motivi per cui gli Stati Uniti sono rimasti in Siria.

Con Netanyahu in lotta per salvaguardare la sua vita politica e sociale, Trump ha dovuto prendere atto che era tempo di ritirare le esche, perché aveva già pescato troppo in quel fiume.

La politica israeliana potrebbe restare congelata per molto più tempo del prossimo paio di settimane [termine entro il quale Netanyahu deve formare un nuovo governo, pena scadenza dell’incarico].

In effetti, due articoli di Haaretz pubblicati questo fine settimana confermano che Israele sa benissimo che 1) l’Arabia Saudita deve cercare la pace con l’Iran e con gli Houthi perché ….. 2) Trump non verrà in suo soccorso.

Netanyahu ha commesso un errore pensando che l’amore di Trump per Israele potesse superare quello per gli Stati Uniti. Ma era una scommessa sbagliata. Per quanti difetti possa avere, Trump è un patriota.

Trump era più che disposto ad assecondare i desideri di Israele, se per gli Stati Uniti ne fosse valsa la pena.

Egli voleva che il mondo fosse al sicuro dall’ISIS e dall’Iran. Annientare il primo è stato facile, ma con il secondo non è possibile.

Bisogna quindi stare alla larga dalla Russia e dall’Iraq — che sistemino le cose da soli.

Netanyahu et.al. hanno sempre pensato di poter manipolare “Trump il Provincialotto” per spingerlo in una guerra in loro favore quando sarebbe arrivato il momento.

Ma Trump non l’ha fatto e loro sono incazzati. Lo stanno inseguendo. Ma il Presidente li sta salvando per il bene sia degli Stati Uniti che, francamente, del mondo.

Iran/Russia/Cina hanno sempre saputo che si trattava di un bluff e quindi sono stati al gioco fino alla fine, mentre Trump si allontanava dall’abisso con eleganza.

A questo punto non c’è altra politica che invertire la rotta e lasciare che gli istigatori — Arabia Saudita, Israele, Europa e le ex Amministrazioni statunitensi — lo capiscano da soli.

Trump non è stato sterilizzato da questo tentativo d’impeachment che, semmai, gli sta dando nuovo coraggio.

Perché? Perché non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.

La sua raccolta di fondi non ha bisogno di Sheldon Adelson o dell’AIPAC [lobby statunitense a favore d’Israele], è in un’ottima situazione e ritirarsi dalla Siria non farà che aumentare il suo rating di approvazione.

Se supera il tentativo d’impeachment potrà inseguire i suoi accusatori senza alcuna riserva e fare finalmente quello che promise come candidato. Ma, anche se non lo facesse, andrebbe bene comunque.

Giocare la carta dell’impeachment è stata per i Democratici una mossa sbagliata. Ha rimosso tutte le catene di Trump. Se prima diceva che non c’era più spazio per trattare, ora è guerra aperta.

E questo rende le cose molto più semplici.

La verità è che gli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita hanno indotto molte persone a chiedersi apertamente se la “Casa dei Saud” possa durare un solo anno ancora. Non è in effetti così probabile.

Trump si sta rendendo conto, come dimostrato dai cinque tweet, che la presenza degli Stati Uniti è d’impedimento alla soluzione dei problemi della regione.

Siamo noi la ragione per cui queste persone, che si odiano a vicenda, non riescono a risolvere le loro dispute.

L’Iran e gli Houthi intensificheranno la loro attività contro i sauditi a meno che questi non si ritirino [dallo Yemen]. Trump che si allontana dalla Siria chiarisce che gli Stati Uniti non sono più alle loro spalle.

Il messaggio è chiaro: “Cominciate a muovervi, gente”.

In una prospettiva di realpolitik, l’alleanza Israelo-saudita-statunitense è piuttosto patetica in questo momento.

Le mie critiche alla politica di Trump in questa regione erano coerenti con il fatto che sarebbe sempre stato questo il risultato. Gli Stati Uniti sarebbero stati in ogni caso costretti a ritirarsi, lasciando i nostri “alleati” in difficoltà.

Mantenere un’insostenibile presenza in Siria, spingere l’Iran, l’Iraq e il Libano al punto di rottura finanziario, raddoppiare il sostegno al Principe Saudita Mohammed bin Salman (dopo l’affair Kashoggi e la guerra nello Yemen), aumentare le sanzioni contro la Russia, dichiarare una guerra commerciale alla Cina ….. ebbene erano tutti errori.

Non avrebbero fatto altro che unificare gli oppositori degli Stati Uniti, per combattere una guerra ibrida e asimmetrica. Non avrebbero avuto altra scelta.

Trump ha chiamato coloro che hanno bisogno di risolvere la crisi del Medio Oriente. Sono tutti lì, tranne Israele. Ma è una cosa che riguarda direttamente quel paese.

I loro apologeti non hanno perso tempo a gridare contro l’ingiustizia che tutto ciò rappresenta. Dio mio, persino Nikki Haley è uscito da dietro il bancone della Waffle House per lamentarsene!

Sanno che se Trump sopravvivesse alle prossime settimane, non sarà più Israele a decidere la politica da quelle parti.

L’attenzione si focalizzerà sul fatto che stiamo abbandonando i Curdi. Giocheranno l’aspetto umanitario fino in fondo perché non hanno altro in mano.

Ma negli ultimi due anni all’YPG è stata offerta più volte protezione dal Governo di Assad. Ha volontariamente attaccato il suo carro agli Stati Uniti sapendo benissimo che Trump non era d’accordo con questo piano.

E’ Putin, inoltre, che tira le redini di Erdogan. Egli, ancora più di Trump, vuole che l’ISIS sia distrutto perché il punto centrale dell’”Operazione Siria” era di dar loro un paese per poi indirizzarli verso la Russia.

Dati questi cinque tweet — e le implicazioni per le persone più esposte — quello che ho detto di recente sul “colpo di stato” contro il Presidente è diventato profetico.

La domanda è ancora quella, se al Senato ci sono quindici persone che possono essere convinte a sbarazzarsi del Presidente. I primi cinque si sono già registrati: Graham, Rubio, Romney, Collins, Murkowski.

Se Trump si aspettasse di essere condannato non si comporterebbe di certo in questo modo. Come ho detto nel fine settimana, è troppo un “combattente di strada” per andare avanti quietamente.

Inoltre, non avrebbe mandato il Segretario di Stato Mike Pompeo in Grecia, per istituire linee di rifornimento alternative verso i Balcani, per prepararsi ad una NATO post-Turchia.

Indipendentemente dal fatto che sopravviva o meno, Donald Trump ha appena lanciato un guanto di sfida che alla fine evidenzierà l’ipocrisia della politica americana in Medio Oriente.

Non credo che il genio possa tornare in bottiglia.

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La nostra opinione

Insistiamo con Tom Luongo perché ci sembra che l’analista sia il più lucido, o forse solo il più temerario, nel descrivere il particolare momento della politica non solo statunitense.

E’ rivoluzione — ci dice Luongo — e noi, da attenti osservatori, ne prendiamo atto. Ci sembra, però, che all’autore sfugga un possibile sviluppo.

Ovvero che il disimpegno dal Medio Oriente possa essere propedeutico ad un attacco ancora più forte verso i veri nemici degli Stati Uniti. Che sono la Cina e l’UE, per non dire semplicemente Francia/Germania.

A differenza di Tom Luongo non sappiamo, per qualche verso non lo crediamo, che il ritiro dal Medio Oriente e, forse, un posizione più soft verso la Russia, significhi anche un’analoga acquiescenza verso la Cina e l’UE.

Aspetteremmo, in ogni caso, di vedere prima cosa succede nel Regno Unito con la Brexit e in Israele con il suo palese tentativo di suicidio.

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Link Originale: https://tomluongo.me/2019/10/07/trump-five-tweets-change-everythin/

Scelto e tradotto da Franco

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