La paradossale ribellione dell’establishment – Perché l’élite ama gli eco-guerrieri

La storia dei cambiamenti climatici offre all’establishment l’opportunità di gestire le abitudini, i gusti e le aspirazioni della gente comune. Gli eco-guerrieri forniscono semplicemente una lucentezza finto-radicale a questa prospettiva stolta e deprimente.

Fraser Myers per spiked on-line

Il “Victoria and Albert Museum” di Londra ha acquisito una serie di manufatti associati a “Extinction Rebellion” (XR), il gruppo protestatario che fa campagna per ridurre le emissioni di carbonio della Gran Bretagna, fino allo “zero netto”, entro il 2025.

Apparentemente, a soli nove mesi dalla prima esibizione pubblica di Extinction Rebellion, il suo equipaggiamento ha meritato di essere esposto assieme ad alcune delle migliori opere d’arte e di design degli ultimi 5.000 anni.

Nella storia dell’umanità, è difficile pensare a qualsiasi movimento di protesta, apparentemente radicale, così prontamente abbracciato dall’establishment.

E il bombardamento d’amore non proviene soltanto dai soliti istrioni come Emma Thompson, o da attivisti celebri come Lily Cole e Charlotte Church. Di recente, XR ha attirato l’attenzione di molti ricchi filantropi.

Il mese scorso tre ricchi americani – la ricchezza familiare di uno di questi proviene dall’industria petrolifera – le hanno donato quasi 500.000 sterline promettendo di raccogliere altri milioni. Un altro ricco sostenitore è un gestore di hedge fund, che è rimasto anonimo.

C’è poi l’establishment letterario. Autori pesanti come Margaret Atwood e Phillip Pullman, grandi editori come Penguin, hanno gettato tutto il loro peso su Extinction Rebellion.

Penguin ha recentemente lanciato “This Is Not A Drill”, il manuale di protesta di XR.

L’editore di Penguin sta dichiarando senza sosta che il cambiamento climatico è un problema così urgente che il manuale di XR avrebbe dovuto essere pubblicato molto prima: Questa è un’emergenza e dobbiamo reagire in modo adeguato”.

Il libro presenta anche un contributo di Rowan Williams, già arcivescovo di Canterbury e capo della Chiesa Anglicana.

La ragione di tutto quest’amore dell’establishment è che Extinction Rebellion non rappresenta affatto una ribellione.

Certo, ha l’aspetto estetico di una rivolta (i manifestanti incollano le mani agli edifici, bloccano le strade e si fanno arrestare), ma il messaggio afferma e lusinga l’opinione dell’establishment, piuttosto che metterlo in discussione.

Il Parlamento, ad esempio, ha prontamente ascoltato la richiesta di XR di dichiarare “l’emergenza climatica”.

Più significativamente, l’obiettivo principale del gruppo – che è quello di ridurre le emissioni del Regno Unito allo “zero netto” – è condiviso non solo dal Governo conservatore, ma anche dai Parlamentari di ogni appartenenza.

L’obiettivo “zero netto” per il 2050 è stato approvato dal Parlamento dopo solo un’ora e mezza di dibattito e senza che fosse necessario esprimere un solo voto – ma XR, impaziente, voleva porre la scadenza al 2025.

Molti hanno cercato di confrontare la crociata climatica di Extinction Rebellion con alcuni movimenti del passato.

Giustificando la decisione di V&A di acquisire gli addobbi di Extinction Rebellion, la curatrice senior Corinna Gardner ha messo a confronto la loro incisiva tavolozza di colori con quella delle Suffragette.

Allo stesso modo il leader di XR, Roger Hallam, ha affermato che la sua protesta è nella “tradizione di Gandhi e Martin Luther King”.

Questi confronti sono deliranti, pretenziosi e offensivi, ma mettono inconsapevolmente in evidenza qualcosa d’importante.

Che si tratti del movimento Cartista o di quello delle Suffragette, che si tratti del movimento per i Diritti Civili o di quello per i diritti dei gay, tutte queste campagne, autenticamente progressiste, furono all’epoca disprezzate dalle élites.

Quelle campagne cercavano di espandere la libertà umana, di strappare ulteriori diritti e risorse all’establishment.

Al contrario, le campagne ambientaliste come quella di Extinction Rebellion si contrappongono, per loro stessa natura, alla libertà.

Cercano di porre nuovi limiti all’attività umana: all’industria, alla crescita economica, ai viaggi, alle nostre diete e finanche alle nascite.

Per molti anni i “grandi capi” hanno largamente concordato sul fatto che si dovesse fare qualcosa per il cambiamento climatico.

Ma hanno anche concordato che non dovevano essere loro a sostenere la maggior parte dei costi.

Solo la scorsa settimana celebrità, leader aziendali e politici sono scesi in Sicilia per il “7° Google Camp” annuale, che quest’anno è stato dedicato alla lotta ai cambiamenti climatici.

Dopo essere arrivati ​​sui loro jet privati, mega yacht e auto sportive, i delegati hanno assistito ad una lezione sui cambiamenti climatici impartita dal Principe Harry — a piedi nudi!

Ed ancora, all’inizio di quest’anno ben 1.500 jet privati ​​sono volati a Davos per il consueto meeting.

Il clou del vertice siciliano è stata una conversazione fra il Principe William e Sir David Attenborough ….. sui cambiamenti climatici.

L’establishment sembra preoccuparsi dell'”inquinamento” solo quando sono le persone comuni ad inquinare. Sono sempre i voli low cost, il cibo e la moda a buon mercato a causare la costernazione maggiore fra gli ambientalisti.

A loro volta, i cambiamenti climatici offrono all’establishment l’opportunità di gestire le abitudini, i gusti e le aspirazioni della gente comune.

Extinction Rebellion fornisce semplicemente una lucentezza finto-radicale a questa prospettiva stolta e deprimente.

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Link Originale: https://www.spiked-online.com/2019/08/08/an-establishment-rebellion/

Scelto e tradotto da Franco

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