Il vero motivo per cui, avendo rinnegato l’ITALEXIT, Salvini deve farsi da parte: l’Italia è obbligata AD USCIRE DALL’EURO se non vuole diventare una colonia francese

Spiace vedere cotanta pericolosa improvvisazione lato Lega a livello economico. In particolare mi riferisco a quanto rinnegato da Salvini nel contesto dell’ITALEXIT, dove il “capitano” si è dimostrato – spiacente – un pericoloso incompetente (aspettate di leggere tutti numeri riportati di seguito prima [nel caso] di insultarmi). Il motivo, lo sottolineo, è MATEMATICO – ossia economico – e verrà spiegato di seguito, con calcoli da terza media.

Or dunque, andando diretti alla conclusione, l’Italia NON potrà MAI cambiare l’EU dal di dentro, semplicemente perché non se lo può permettere, vedremo oltre il motivo. Anzi, a fare nulla è destinata a diventare INEVITABILMENTE una colonia della Francia, quale maggior detentrice del debito italiano. Dimostreremo di seguito le ragioni.

Prego notare: Berlusconi è pro-euro, non di sogna nemmeno di uscirne. E  Salvini?

Tradotto, rinnegare l’ITALEXIT come ha fatto Salvini non è solo un tradimento ma anche un danno netto incommensurabile per gli italiani, in grado di mettere a rischio la tenuta DELL’UNITÀ nazionale. Ovvero se Salvini persevera a rinnegare l’ITALEXIT, Salvini – che ringraziamo per i risultati raggiunti soprattutto in tema di immigrazione – semplicemente ha raggiunto – come capita a tutti – il limite della propria incompetenza, Laurence J. Peters docet. Dunque, se Salvini veramente pensasse al bene del Paese e non al suo ritorno personale, dovrebbe farsi da parte lasciando spazio ad uno più competente in economia e rapporti politici collegati. Ad esempio a Tremonti.

Intanto Orban lo ha lasciato in brache di tela. Permettetemi la schiettezza: tutte palle….

La cosa che spiace è che tutti i concetti che esprimeremo di seguito sono gli stessi gelosamente covati da scenarieconomici.it lungo 7 lunghi anni, solo per aver dovuto tristemente rilevare che tutto è stato poi gettato alle ortiche sull’altare di sfrenate ambizioni politiche (…).


Or dunque, back to basics.

IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO DICE CHE…
Il mercato ci dice quanto segue: l’Italia ha uno spread rispetto ai Bund tedeschi attorno ai 200 punti basi sul decennale (NB: solo qualche settimana fa era vicino ai 300), ossia del 2% annuo.
Il rendimento dei Bund tedeschi a 10 anni oggi è negativo, pari a ca. -0.55%. Quello francese è solo leggermente differente, pari a ca. -0.30%. Tradotto, la Francia e la Germania ricevono dei soldi dal mercato per farsi prestare denaro per 10 anni, questa è la realtà, sebbene apparentemente assurda. Dunque il tasso sull’omologo italiano a 10 anni, il BTP, che invece paga per farsi prestare dei soldi, è pari oggi a circa il 1.5% (sulla base della media 2019 è invece circa al 2%).

L’INFLAZIONE DICE CHE…
Passiamo all’inflazione: quella tedesca è pari al 1.7%, quella francese all’1.9% e quella italiana al 1.1%. La differenza tra tassi decennali pagati ed inflazione rappresenta il tasso reale pagato da ogni paese ai suoi creditori su 10 anni.

IL TASSO REALE SUI BTP, OAT, BUND DICE CHE…
Dunque il tasso reale pagato dall’Italia, che rappresenta il denaro che il sistema paese versa (o incassa, come vedremo di seguito) ai suoi creditori al netto dell’inflazione è pari a circa, sulla media del 2019 dello spread, a ca. 1% annuo sui BTP (per l’Italia). La Francia e la Germania hanno invece tassi reali negativi, ossia ricevono denaro dal mercato al netto dell’inflazione, a 10 anni, con un tasso di remunerazione del proprio debito pari a ca. -2.2% sia per per Parigi che per Berlino, che di fatto hanno tassi reali sul decennale praticamente uguali (come da attese, stante la manipolazione dei tassi operata della BCE).

IMPLICAZIONI A MEDIO-LUNGO TERMINE SULL’ITALIA
Questo significa che, sulla base delle attuali condizioni di mercato su 10 anni, Parigi e Berlino si trovano a lucrare sul proprio debito, mentre per Roma c’è un danno netto dovendo pagare caramente i prestiti.

Per capire le implicazioni di quanto sopra bisogna computare l’effetto di ogni paese sul proprio debito in funzione di tale asimmetria dei tassi. Il calcolo è presto fatto.
Infatti basta moltiplicare il tasso reale per il rapporto debito/PIL di ogni paese e si ottiene l’impatto in termini di PIL dell’extra costo italiano per servire il debito. Ossia, su una durata di 10 anni, senza considerare gli interessi composti (ad ulteriore relativo danno italiano) abbiamo:

– Germania: 62% (debito/PIL) x -2.3% X 10 anni = -14% circa
– Francia: 100% (debito/PIL) x -2.3% x 10 anni = -23% circa
– Italia: 135% (debito/PIL) x +1% x 10 anni = +13.5% circa

Nel caso di Francia e Germania il mercato su 10 anni finanzia tali Stati rispettivamente per una quota pari al 23% e al 14% del PIL; mentre l’Italia deve trovare risorse interne per pagare il mercato, ossia imponendo tasse ai cittadini e imprese ovvero sottraendo loro ricchezza, per una quota REALE (al netto dell’inflazione) pari a circa il 13.5% del PIL.

RISULTANZE PRATICHE DI QUANTO SOPRA
Tradotto: in 10 anni tra Francia ed Italia ci sarà un differenziale” di crescita a favore di Parigi attorno al 40% del PIL, escludendo gli effetti degli interessi composti e del fatto che l’economia sommersa, che non paga tasse, per l’Italia è proporzionalmente maggiore (…). Tale differenziale rappresenta, come estensione, anche un differenziale di tasse ossia di stimolo all’economia: dunque la Francia diventerà molto più benestante dell’Italia.

Se l’Italia avesse una crescita economica del PIL pari quanto meno del 1.2%-1.3% media durante i prossimi 10 anni, le condizioni economiche rimarrebbero stabili – ovvero non peggiorerebbero – rispetto ad oggi. Visto che, invece, la crescita è prossima allo zero e nulla fa presagire un cambio sostanziale nei prossimi anni RESTANDO NELL’EURO, il destino dell’Italia sarà povertà ed indigenza. Punto.


Quanto sopra spiega plasticamente che “cercare di cambiare l’EU dal di dentro” (impossibile) come asserisce la Lega serve solo a far prendere stipendi da parlamentari agli onorevoli leghisti.
Tempo 10 anni e Parigi farà diventare l’Italia una sua colonia visto che già oggi è proprio la Francia il più grande detentore di debito italiano.

Più precisamente, quando Roma non potrà più pagare il proprio debito SENZA LEDERE I DIRITTI FONDAMENTALI DEGLI ITALIANI (ossia senza confische indiscriminate, solo questione di tempo), i vicini chiederanno terra in cambio, o l’allargamento dei loro confini a nostro danno (come non casualmente sta già accadendo); ovvero faranno come Napoleone, metteranno tasse altissime espropriando i beni degli italiani a garanzia del debito nazionale estero. O ci conquisteranno.

Questo è quanto che l’Italia otterrà accettando – kamikaze – la supina incompetenza economica della Lega, che ha preso i voti grazie ad un impegno sull’ITALEXIT ed invece oggi lo rinnega (facendovi diventare prospetticamente colonia francese).

Ecco perché non mi stupisco del fatto che dietro, ad esempio, la TAV ci possano essere interessi asimmetrici anche tramite cooptati italiani asserviti al progetto francese di conquista italica. Tanto per essere chiaro, se io fossi Macron pagherei tangenti ai politici italiani solo perché non facciano nulla, dicendo ai beoti italiani “che si vuole cambiare l’EU dal di dentro” pur sapendo che è impossibile e quindi perdendo tempo prezioso: infatti proprio il tempo farà il lavoro sporco, basta che nessun italiano si ribelli al suo destino di colonia.
Ecco forse spiegato perché nel caso l’Italia nella TAV paga molto più della proporzione di kilometri scavati.


Ed ecco perché Salvini rinnegando l’ITALEXIT ha il suo destino segnato: dai forconi, temo, quando la gente capirà come andrà realmente a finire. Infatti, visto che il padano – pur scaltro – appare anche molto più limitato dei suoi predecessori, con il suo fare spocchioso si prenderà anche colpe non sue.
Solo questione di tempo (meglio dunque si facesse da parte, sugli argomenti economici rischia infatti di fare un vero disastro, mettendo a rischio il bene più prezioso per un Paese: l’Unità nazionale!)

Speriamo solo che chi scrive non abbia sbagliato i termini: ossia errare dicendo “ci vedremo a Canossa” invece di “ci rivedremo a piazzale Loreto“. E – si noti – queste conclusioni sono semplici derivate apolitiche di una semplice ed incontrovertibile constatazione matematica, che non mente.

Mitt Dolcino

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