“Sei femminista?” La domanda è diventata una specie di test religioso

Dominic Raab non è la sola figura pubblica ad essere stata attaccata per non aver abbracciato la f-word.

Ella Whelan per spiked-online

Al giorno d’oggi per entrare nella gentile ed educata società britannica, o per essere ritwittati dai giornalisti “giusti”, o per essere lodati nella rubrica dei  commenti, è consigliabile unirsi al “club femminista”.

Definirsi “femminista” è diventato praticamente obbligatorio per chiunque voglia far parte della vita pubblica. Dai politici alle stelle delle ‘soap opera’, l’etichetta femminista è un must.

E, se c’è una cosa che le femministe contemporanee amano fare, è castigare coloro che non si mettono in fila.

Uno della dozzina di aspiranti alla leadership conservatrice, Dominic Raab, è stato denunciato come un eretico per essersi rifiutato di definirsi “femminista”.

Nel 2011 scrisse un articolo per “Politics Home” in cui sosteneva che le femministe erano delle “odiose bigotte” per non aver riconosciuto che “dalla culla alla tomba, essere uomini è una solenne fregatura”.

In un’intervista della scorsa settimana, Raab ha detto di essere consapevole delle sue idee, aggiungendo “di non essere un femminista, ma un sostenitore dell’uguaglianza e della meritocrazia”.

Nonostante il parallelo fra femminismo e bigottismo possa essere eccessivo, l’articolo che Raab scrisse nel 2011 era in realtà una critica alla crescente ed inutile ossessione per il ‘genere’, abbracciato dalle principali femministe.

L’articolo contiene anche delle belle considerazioni, che sottolineano l’incoerenza di alcune posizioni sulla “moda del genere”:

“Se accettate la teoria della differenza di genere, gli uomini con Marte e le donne con Venere – con al seguito tutta la pseudo scienza collegata –non potete poi lamentarvi delle conseguenze che derivano da queste distinzioni, essenzialmente sessiste”.

Invece di assumere o respingere la sua visione vittimistica sugli uomini, a mio parere comunque sbagliata, Raab è stato deriso dagli altri candidati sulla base della definizione corrente del femminismo [la difesa dei diritti delle donne sulla base dell’uguaglianza dei sessi] e denunciato nei suoi stessi pensieri.

Decisamente, è molto dannoso per un politico criticare il femminismo!

Ma non è il solo ad essere stato attaccato per essersi rifiutato di definirsi femminista. Molte celebrità femminili hanno subito castighi simili e molte di loro sono state costrette a tornare indietro.

Anni fa Beyoncé fu castigata per aver detto: “Perché bisogna etichettarsi per essere qualcosa? Io sono solo una donna e adoro esserlo”. In seguito fu costretta a pentirsi e inserì in un suo brano alcune frasi tratte dal famoso discorso di Chimamanda Ngozi Adichie: “We Should All Be Feminists’”.

Demi Moore, Susan Sarandon e Sarah Jessica Parker, inoltre, sono state tutte criticate per essersi definite “umaniste” piuttosto che “femministe”.

Lady Gaga disse una volta: “Non sono una femminista. Io saluto gli uomini, amo gli uomini, celebro la cultura maschile americana – birra, bar e automobili muscolari”. Più tardi, però, dovette tornare indietro dicendo che era “un po’ femminista”.

Ma le critiche che le “donne di successo” esprimono sul femminismo variano parecchio.

Alcune sono ridicole – come quando Geri Halliwell fu denunciata, nel 2007, per aver definito il femminismo come “una forma di lesbismo bra-burning [cit. wikipedia]” ed inoltre “molto poco elegante”.

Ma altre critiche sono molto più serie.

Monica Lewinsky, ad esempio, disse che: “vista la mia esperienza, che è stata fatta circolare come cibo da ‘cocktail di genere’, non mi identifico come una Femminista con la ‘F’ maiuscola”.

Disse inoltre che le leader femministe non erano riuscite ad articolare una “posizione che non fosse essenzialmente anti-femminile” durante lo scandalo di Bill Clinton.

Indipendentemente da questo, nessuna di loro ha detto che le donne dovrebbero tornare in cucina a preparare i panini. La maggior parte ha fatto di tutto per rassicurare i giornalisti sul fatto che credevano davvero nell’uguaglianza di genere – solo che preferivano non usare il termine ‘f’.

Nonostante l’indignazione generata dai loro commenti, non sono sole.

Un recente sondaggio YouGov ha rilevato che solo il 34% delle donne del Regno Unito si identifica come ‘femminista’.

Un sondaggio di due anni prima, realizzato dalla rispettata organizzazione femminista ‘Fawcett Society’, aveva invece rivelato che solo il 7% delle donne s’identificava come ‘femminista’.

Tuttavia, e ancora una volta, la grande maggioranza delle persone intervistate ha convenuto che donne e uomini dovrebbero essere uguali.

La domanda “sei femminista?” è diventata una specie di strano test religioso, non da meno quando si tratta di uomini.

Raab è stato criticato per non essersi definito ‘femminista’, ma è infinitamente più irritante quando gli uomini fanno di tutto per dichiararsi “femminista-uomo” o “alleato-del-femminismo“.

Dopotutto, molte femministe contemporanee vogliono che gli uomini si “siedano”, che si “zittiscano”, che “controllino il loro privilegio” e che ascoltino le donne migliori.

Non si dovrebbe generalizzare ma, nella mia esperienza, la maggior parte degli uomini disponibili a questa auto-flagellazione stanno solo cercando d’ingraziarsi un gruppo di belle femministe. È, come dire?,  un “femminismo da appuntamento”.

Raab è andato troppo lontano quando ha usato il termine “bigotta”, ma molte femministe di oggi sono semplicemente imbarazzanti. Il che è una parte del motivo per cui molte donne non si definiscono ‘femministe’.

Inoltre, quando Theresa May viene esaltata solo per aver indossato una t-shirt con su scritto “this is what a feminist looks like”, è chiaro che il concetto di “femminismo” ha perso ogni significato.

Non importano le etichette, quello di cui le donne dovrebbero preoccuparsi è se le persone al potere promuovono o meno quei cambiamenti che possono migliorare le loro vite.

Non m’interessa se Raab sia un “femminista” – ma semmai cosa pensa dell’assistenza all’infanzia gratuita per tutti.

Non me ne frega niente se Taylor Swift sia o meno “femminista” –  ma se marcerà assieme alle altre donne per depenalizzare l’aborto.

Sono queste le domande che dovremmo porre, piuttosto che chiedere ad una persona perché mai non si consideri “femminista”.

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Della stessa autrice: “Smettiamola di considerare le lavoratrici del sesso come se fossero delle bambine indifese”. Qui il link: https://comedonchisciotte.org/smettiamola-di-trattare-le-lavoratrici-del-sesso-come-se-fossero-delle-bambine-indifese/

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Link Originale:  https://www.spiked-online.com/2019/06/03/are-you-a-feminist-has-become-a-religious-test/

Scelto e tradotto da Franco

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