L’investimento multimiliardario cinese sul Pireo è precipitato in un “Limbo” senza precedenti

Tyler Durden per Zero Hedge

Un ricercatore cinese del think tank londinese Chatham House ha presentato un report del “South China Morning Post” [SCMP] dove viene svelato che  il progetto di espansione del famoso e antico porto greco del Pireo è entrato in un “Limbo” senza precedenti: “Le sfide per le imprese cinesi impegnate nei progetti BRI non sono tanto la gestione della pioggia di dollari e yuan, ma la conquista dei cuori e delle menti delle persone”.

Questa vicenda è indicativa di una tendenza che sta emergendo anche in altri paesi legati alla BRI: anche tutto il denaro nel mondo non può superare le realtà locali e culturali e, se Pechino pensasse di poterle calpestare per soddisfare le sue ambizioni, la grande iniziativa del Presidente Xi finirà con lo svanire.

Cosco Shipping – la Conglomerata statale di spedizione e logistica con sede a Shanghai – gestisce il porto del Pireo da un decennio, ma le autorità locali hanno vietato alla compagnia di perseguire la pianificata espansione delle strutture portuali per problemi archeologici, bloccando un accordo di espansione a lungo termine con il Governo Greco pari a 1,5 miliardi di euro, che comprendeva la costruzione di un grande centro commerciale vicino al nuovo terminal per navi da crociera, nonché un hotel a cinque stelle nella sezione meridionale del porto.

La parte più importante del progetto consiste nella creazione della cosiddetta “Riviera di Atene”, che sta ora affrontando infiniti ostacoli burocratici per il timore che la Cina stia giocando in Grecia un ruolo eccessivo.

La scorsa settimana il “Consiglio Archeologico Centrale Greco” ha respinto all’unanimità gli aspetti chiave del progetto, citando potenziali danni ai beni locali e ai progetti di conservazione archeologica, ma anche le forti preoccupazioni per l’ambiente e per l’”estetica” dei progetti.

Secondo il report dello SCMP, il Consiglio avrebbe fondamentalmente dichiarato che praticamente mezza città è da considerarsi come sito archeologico, mettendo un freno ai piani della Cosco per la costruzione di una nuova stazione passeggeri per le crociere, di un centro logistico nella vicina Keratsini, di quattro nuovi posti per navi da crociera ed infine di un nuovo sistema di assegnazione degli ormeggi.

Ironicamente, lo SCMP osserva che: “Per le ambizioni della leadership cinese il patrimonio della Grecia una volta era un’attrazione, ora potrebbe rivelarsi un ostacolo”.

Nonostante la gestione del Pireo da parte della Cosco sia antecedente alla BRI – la conglomerata cinese detiene una partecipazione del 51% – il successo della Cina in Grecia potrebbe convincere gli scettici sul ruolo positivo di Pechino nel continente europeo.

Ma sembra che ora gli scettici stiano vincendo, perché la Cosco dovrà affrontare regolamenti molto più rigidi per qualsiasi espansione, conseguenza dell’ampliamento della zona archeologica e nonostante i leader greci stiano esercitando una continua pressione sugli investitori stranieri, finalizzata alla ripresa dell’economia dopo quasi nove anni di crisi e austerità.

Si pensa, inoltre, che gli oppositori interni del Partito del PM Tsipras, Syriza, stiano lavorando contro di lui per impedire che le maggiori compagnie straniere detengano partecipazioni eccessive in Grecia.

Citando gli insider della Cosco, il rapporto dello SCMP dà credito a questi timori: “I funzionari della compagnia, tuttavia, affermano di avere un ruolo maggiore in Grecia di quanto avessero inizialmente previsto. Il marchio cinese è visto come un campione di modernità, un fornitore di posti di lavoro in un paese economicamente in difficoltà, un risanatore di città – ma anche un costante bersaglio per gli scettici del Parlamento Greco”.

La Cosco è responsabile della sostenibilità a lungo termine del porto —  visto il ruolo dominante che riveste nell’”Autorità Portuale del Pireo” — dopo averlo rilevato dal Governo greco nel 2016 in seguito alla sua privatizzazione.

Ma ora, dopo la decisione della scorsa settimana del “Consiglio Archeologico Centrale” che, secondo alcune voci,  ha reso furiosi i dirigenti della Cosco, gli ostacoli burocratici aumenteranno visto che: “Anche i progetti che erano già stati approvati dovranno essere indirizzati al “Ministero della Cultura”, al “Consiglio Archeologico Centrale” e al “Consiglio Centrale dei Monumenti Moderni” per la ri-autorizzazione”.

Inoltre, l’intera vicenda sottolinea l’approccio troppo ottimistico di Pechino riguardo l’espansione della BRI, per la sua tendenza ad operare con il presupposto che le profonde radici culturali di una popolazione, combinate con la politica locale, possano alla fine essere superate dal richiamo degli investimenti multimiliardari.

Sulla complessità della lotta interna alla Grecia sulle privatizzazioni e sulla vendita dei beni dello Stato per accelerare la ripresa economica, lo SCMP riferisce che: “Parlando con il Vice Primo Ministro greco Yanis Dragasakis, questi ha respinto i resoconti dei media greci sul fatto che l’Amministrazione Tsipras stesse impiegando tattiche dilatorie per la diminuzione dei consensi, viste le elezioni che si terranno quest’anno”.

Dragasakis ha detto che: “Non sapevo che ci fossero ritardi ma, se del caso, non sarebbero legati alle elezioni, ma alla complessità delle decisioni da prendere. Questa zona è piena di antichità ed è quindi necessario che tutte le procedure siano seguite correttamente. In ogni caso l’investimento per il porto del Pireo è molto, molto importante”.

Il Governo Greco, ha aggiunto, “farà del suo meglio per facilitare la presenza della Cosco in Grecia”.

Alcune fonti dicono che la compromissione del piano di espansione si tradurrà in un ritardo di almeno otto mesi nell’avvio degli investimenti già approvati, in aggiunta ai due anni e mezzo di ritardo a partire dalla privatizzazione della “Pireo Port Authority”.

Inizialmente, secondo il quotidiano Ekathimerini, la Cosco aveva necessità di ben pochi permessi e il Pireo stava per superare la spagnola Valencia come terminal per container più trafficato del Mediterraneo.

La Cosco considera necessari i progetti e gli interventi di espansione perché il Pireo possa funzionare su livelli d’eccellenza, diventando un collegamento cruciale per il futuro nella cosiddetta “Nuova Via della Seta” che collega l’Europa e l’Eurasia.

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Link Originale: https://www.zerohedge.com/news/2019-04-08/chinas-multi-billion-dollar-greece-investment-stymied-archaeological-authority

Scelto e tradotto da Franco

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