Brexit: la democrazia è in pericolo e non possiamo contare sui nostri Parlamentari per poterla salvare.

Per quanto sembri strano il doverlo dire, la scorsa notte sarebbe potuta essere – e lo sarebbe stata in qualsiasi altra epoca – una buona notte per la democrazia britannica. E’ stata pesantemente sconfitta una politica duramente contrastata dal paese reale, che un Primo Ministro [PM] profondamente impopolare stava cercando d’imporre.

In tempi normali il PM sarebbe stato costretto a dimettersi ed ora saremmo diretti verso una nuova Elezione Generale. Avremmo la possibilità, in altre parole, di punire un Governo che non è riuscito a governare con competenza, con convinzione e, soprattutto, in linea con le promesse fatte agli elettori. Sarebbero iniziate le normali procedure democratiche e il sistema continuerebbe a funzionare bene, come sempre.

Ma non è quello che sta succedendo. Al contrario, la seconda sconfitta dell’Accordo proposto da Theresa May – quest’incredibile fallimento del potere statale, della rappresentanza democratica e della competenza di base – ci ha solo ricordato quanto il nostro sistema politico sia diventato profondamente disfunzionale.

L’accordo con l’UE proposto dalla May è stato battuto, questa volta di ben 149 voti. Molti di più rispetto alla votazione di Gennaio.

Le assicurazioni dell’UE, giuridicamente vincolanti, sul fatto che il “Backstop” [1] non ci avrebbe intrappolato indefinitamente in un’Unione Doganale, sono state giudicate insufficienti dallo stesso Procuratore Generale e la May non è riuscita a conquistare un numero sufficiente di Parlamentari nemmeno per garantirsi una sconfitta onorevole.

Il rifiuto dell’Accordo è un fatto positivo perché, in risposta alla richiesta del popolo britannico di più democrazia e sovranità, avrebbe invece trasformato la Gran Bretagna in una colonia di Bruxelles. Ma ha comunque lasciato gli elettori senza potere, tagliati fuori dal processo della Brexit esattamente come lo erano prima.

Nei giorni scorsi gran parte dell’attenzione è stata posta sugli irriducibili euroscettitici del Tory [Conservatori], che comunque ieri sera hanno votato l’Accordo della May per la seconda volta. Ma resta il fatto che altrettanti Parlamentari, se non ancora di più, lo hanno respinto perché non vogliono che la Brexit abbia luogo. Ed il vento è attualmente sulle loro vele.

Preso atto della mancanza di un Accordo, oggi la Camera dei Comuni voterebbe probabilmente per respingere il “No Deal” e di conseguenza anche l’ultimo percorso praticabile per una Brexit decente, quello basato sulle regole dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Anche la May, da parte sua, voterà per rifiutare il “No Deal” [e quindi l’adesione al percorso OMC] pochi mesi dopo aver detto che il “No Deal” era comunque meglio di un “Bad Deal”.

Ma tant’è, Giovedì prossimo si prevede che i Parlamentari votino per chiedere una proroga alla procedura dell’”Art. 50” per ritardare il Brexit Day.

Votare per la proroga non fermerebbe comunque la procedura del “No Deal”. Una richiesta per guadagnare del tempo va intesa per quello che è: una semplice richiesta.

Spetterebbe all’UE accettarla e stabilire la sua durata. Ma, come sottolinea Bruno Waterfield del Times, l’Unione Europea sostiene che il modo migliore per evitare il “No Deal” è di revocare interamente l’”Art. 50”.

Ma se una proroga verrà concessa, sarà perché Bruxelles intravede una Brexit più tenue o, forse, addirittura nessuna Brexit. Martin Selmayr, che rappresenta il vero potere dietro al trono di Jean-Claude Juncker [entrambi nella foto sopra], ha suggerito la proroga di un anno, per consentire almeno un’Elezione Generale o un secondo Referendum.

Se ciò dovesse accadere la Gran Bretagna sarebbe costretta a prendere parte alle Elezioni del Parlamento Europeo a Maggio, quasi tre anni dopo aver votato per lasciare l’UE.

Che l’UE e le sue cheerleaders a Westminster siano emerse da questo periodo su posizioni di forza non era un fatto inevitabile. Il Governo è stato notevolmente riluttante a sfruttare le contraddizioni che sono emerse nelle posizioni di Bruxelles e dei “Rearguard Remainers” nelle ultime settimane.

La questione dei confini irlandesi ha continuato a dominare il dibattito, nonostante le argomentazioni dell’UE relative al Backstop cominciassero ad andare in fumo. A Gennaio il negoziatore dell’UE, Michel Barnier, non solo era stato costretto ad ammettere che non ci sarebbero stati confini rigidi in nessuna circostanza, ma ha anche flirtato con soluzioni che il suo team aveva precedentemente etichettato come specie di “Unicorni”.

Allo stesso modo la giravolta della May sul “No Deal” – che ha spazzato via quell’ultimo po’ di potere che le rimaneva – è arrivata nonostante fossero stati svelati una serie di accordi e di piani d’emergenza per minimizzare i disagi nelle varie aree.

Gli Arch-Remainers hanno continuato a insistere sul fatto che il “No Deal gestito” sia un mito, anche se entrambe le parti avevano pronti dei piani per poterlo fare.

I Brexiteers avevano ragione nel respingere l’Accordo della May. L’idea che sia meglio votare per una Brexit solo di nome per non rischiare una mancata Brexit è semplicemente ridicola.

Ma resta il fatto che la democrazia britannica è ora così profondamente infranta che sono rimasti solo pochi Parlamentari dai sani principi sui quali si possa far conto per allontanare il tradimento in arrivo.

Mentre la maggioranza degli elettori sosteneva la Brexit, la preponderanza dei Parlamentari e i due principali Partiti sostenevano il Remain.

Anche se la May dovesse dimettersi o essere sfiduciata domani stesso, verremmo comunque lasciati nelle mani della stessa classe politica, distaccata e antidemocratica. Non cambierebbe niente.

Ed è per questo che noi Leavers – noi democratici – abbiamo bisogno di unirci e di organizzarci. Abbiamo bisogno di lanciare strategie per le battaglie che verranno, sia che si presentino sotto forma di Elezioni Europee, o di un secondo Referendum o, preparatevi, di un’altra Elezione Generale.

Non possiamo continuare ad essere spettatori di questo processo. Non possiamo semplicemente commiserarci l’un l’altro dal bordo del campo. Dobbiamo cominciare a capire come difendere la Brexit, il nostro voto, noi stessi ….. perché le ultime ventiquattr’ore hanno reso ancora più chiaro il concetto che nessuno a Westminster lo farà per nostro conto.

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Note del Traduttore:

[1] Il Backstop è considerato un meccanismo d’emergenza per frenare il ritorno ad un confine fisico tra le due Irlande. Ma dagli euroscettici è visto come una trappola che terrà la Gran Bretagna, all’infinito, nell’orbita europea

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Tom Slater per spiked-online

Link Originale: https://www.spiked-online.com/2019/03/13/democracy-is-on-the-line/

Scelto e tradotto da Franco

 

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