Rendere veritiero il suono delle bugie e rispettabile un omicidio, dando una parvenza di solidità finanche al vento

George Orwell riconoscerebbe l’abuso del linguaggio politico delle élite del Remain

Ascoltando fino allo sfinimento il miagolio anti-Brexit delle classi politiche e mediateche britanniche, mi viene di nuovo in mente il saggio di George Orwell “Politics and the English Language”, pubblicato per la prima volta nel 1946.

Il linguaggio politico, scrive Orwell, “è progettato per rendere veritiero il suono delle bugie e rispettabile un omicidio, dando una parvenza di solidità al puro vento”.

Più di settant’anni dopo il linguaggio politico è stato ridisegnato per far sembrare rispettabile la soppressione della Brexit.

Il punto centrale del saggio di Orwell è che non solo tutti i politici – dai conservatori agli anarchici – dicono bugie, ma che la corruzione e il degrado della nostra lingua riflettono e rafforzano lo scadimento della nostra politica.

Come prova, fate attenzione ai dibattiti sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il modo in cui le parole vengono distorte dimostra fino a che punto le élite del Remain hanno preso il controllo del dibattito.

In questi giorni la temutissima parola “Brexit” raramente viene pronunciata da sola. Al contrario, deve sempre essere accompagnata da una specie di guardia del corpo, un aggettivo il cui compito è di avvertirci che la Brexit è una specie di ragazzaccio cattivo.

Invece di dire semplicemente che “il 29 Marzo lasciamo l’Unione Europea”, i Remainers sostengono che la Gran Bretagna si trova di fronte al “disastro della Brexit”, alla “Brexit che ci porta sul bordo del precipizio”, alla “Brexit che è come un incidente automobilistico” o infine alla “Brexit che sarà catastrofica senza un accordo”.

Quello che tutte queste frasi lasciano intendere è che la Brexit significa lasciare l’UE. E’ questo il vero disastro per le élite del Remain. La catastrofe è che 17,4 milioni di persone hanno osato ignorare le loro istruzioni votando per il Leave ed infine che questa maggioranza potrebbe anche averla vinta.

Di conseguenza, il linguaggio politico nel Regno Unito deve essere progettato e utilizzato per delegittimare la Brexit.

Man mano che ci avviciniamo all’evento, pretendono che il Regno Unito non possa semplicemente uscire dall’UE. Sarebbe come scendere dalla scogliera di Dover e addentrarsi nelle profondità dello stesso Canale.

La Gran Bretagna, in breve, non può prendere una direzione diversa da quella degli ultimi 40 anni e vedere dov’è che si arriva. No, la Brexit deve essere necessariamente come una specie d’incidente automobilistico che porterà inevitabilmente rovina e devastazione.

Un’alternativa alla violenza del Leave è, naturalmente, la “Brexit morbida”, una sorta di carta igienica di lusso che eliminerà la Brexit ma che ci farà restare legati alle regole dell’UE.

L’altro scopo dell’odierno linguaggio politico è la demonizzazione di coloro che sostengono la Brexit. Questi insulti sono apparentemente diretti ai politici, ma destinati in realtà a milioni di elettori. Non è più possibile, semplicemente, essere favorevoli o contrari all’uscita dall’UE.

Anche “Brexiteer”, del resto, è una parola raramente usata in pubblico da sola. Si può essere descritti come un “Brexiteer integralista”, come un “Brexiteer estremista”, ma anche come un “Brexiteer fuori di testa”.

Questi epiteti sono rivolti contro coloro che sostengono la Brexit e vogliono che i politici rispettino il risultato del referendum perché, dopotutto, era questo il manifesto con cui sia il Partito Conservatore che quello Laburista hanno partecipato alle elezioni generali del 2017, dividendosi tra di loro oltre l’80pc dei voti.

Ebbene, quella che allora era una promessa elettorale è oggi diventata la prova dell’estremismo e della follia degli integralisti del Leave. Rinnegare quell’impegno, invece, è chiaramente  un atto di “buonsenso”.

Come ha osservato Julia Hartley-Brewer in una conversazione radiofonica, una parola più accurata per descrivere questi “Brexiteers radicali” potrebbe essere semplicemente “democratici”.

Tutto questo ci porta verso la più grande corruzione nel linguaggio politico di oggi: la ridefinizione della democrazia.

Il nostro tempo è quello in cui tutti i politici sostengono in linea di principio la democrazia, ma poi qualcuno cerca d’ignorarla o di minarla nella pratica quotidiana. Usano e abusano della parola “democrazia”, salvo distorcerla per intendere il suo esatto contrario.

In questo modo l’azione dei Parlamentari che progettano di rovesciare il voto popolare [a favore della Brexit] diventa “democrazia in azione”. Il secondo referendum progettato per rovesciare la Brexit sarebbe richiesto, ovviamente, in nome del “popolo” e della “democrazia” mentre L’UE, un impero antidemocratico, verrebbe riadattato nel ruolo di difensore della democrazia europea.

Come ho sottolineato nel mio libro, “Revolting!”, due sono le parti costituenti dell’antica parola greca demokratia: demos, che significa popolo, e kratos, che significa potere o controllo.

Da quando è aumentata la richiesta per una democrazia moderna, le élite al potere hanno cercato di “ridefinire la democrazia per intendere qualcosa di completamente diverso e meno pericoloso, separando demos, popolo, da kratos, potere”.

Nel giornalismo dell’anti-Brexit questa ridefinizione ha ormai raggiunto un punto tale per cui “democrazia” deve significare “dittatura di una minoranza, l’élite, sulle masse”.

Orwell ha concluso il saggio sul degrado del linguaggio politico sostenendo che “si dovrebbe riconoscere che l’attuale caos politico è collegato al decadimento del linguaggio e che si potrebbe migliorare qualcosa cominciando dal versante delle parole”. E che “di quando in quando, se uno grida abbastanza forte, si può persino gettare logore e inutili frasi  ….. o altri grumi di scarti verbali, nella pattumiera cui appartengono”.

Facciamo almeno un primo passo non solo chiamando “vanga” una “vanga”, ma usandola anche per spalar via i “rifiuti verbali” e porre qualche vero significato nel dibattito sulla Brexit.

La lotta per la Brexit ha dimostrato non solo che abbiamo bisogno di una nuova politica democratica, ma anche che un nuovo linguaggio politico può fare molto di più che “rendere veritiero il suono delle bugie e rispettabile un omicidio, dando una parvenza di solidità al puro vento”.

Mick Hume per spiked-online

Link Originale: https://www.spiked-online.com/2019/03/07/making-lies-sound-truthful-and-murder-respectable/

Scelto e  tradotto da Franco