Il Labour è un “morto che cammina” – Sostenere il secondo referendum è un tradimento di troppo.

L’annuncio della scorsa notte che il Labour avrebbe sostenuto un secondo referendum sulla Brexit ha confermato ciò che da tempo è assolutamente chiaro: il “Partito del Popolo” non esiste più.

In una riunione privata dei parlamentari laburisti il leader Jeremy Corbyn ha annunciato che il Mercoledì successivo il Labour avrebbe presentato un emendamento per un approccio alternativo alla Brexit. Ma se – o, meglio, quando – dovesse fallire, i laburisti chiederebbero un altro voto pubblico.

La “segretaria ombra” per gli Affari Esteri, Emily Thornberry, ha poi suggerito che la scelta sulla scheda elettorale dovrebbe essere tra il “Brexit deal” della PM Theresa May e il “Remain”. In altre parole un quesito sulla Brexit, nel senso proprio del termine [ovvero Brexit si o no, ndt], dovrebbe del tutto essere escluso.

Al momento è probabile che questo disegno possa prendere la forma di un emendamento già proposto dai Deputati Laburisti Peter Kyle e Phil Wilson, che consentirebbe al “May Deal” di passare, ma a condizione che sia rimesso alla volontà popolare.

C’è chi si chiede se tutto questo sia davvero un punto di svolta. In fin dei conti gli attivisti del “People’s Vote” hanno recentemente interrotto la presentazione di una mozione in favore del secondo referendum perché attualmente non vi è una maggioranza – per un solo voto – in Parlamento.

Altri, invece, pensano che tutto questo sia solo un gioco politico di Corbyn – che sta lanciando carne rossa ai più duri dei suoi “Remainers”, una settimana dopo che otto Parlamentari pro-UE sono usciti dal Labour per dar vita ad un gruppo indipendente, sicuri che non ci sarà un secondo voto.

Ma certo è che in questi giorni non possiamo dare nulla per scontato. La stragrande maggioranza dei Parlamentari ha appoggiato a suo tempo il “Remain”. La possibilità che possa esserci un secondo voto – nella febbrile atmosfera di Westminster – potrebbe presto diventare troppo a portata di mano perché questa “maggioranza” possa rinunciarvi.

Ancor più importante, gran parte del danno potrebbe già essere stato fatto. L’accordo proposto da Theresa May potrebbe essere solo una parodia della Brexit, una specie di Remain sotto altro nome – perché chiedere alle persone di votare di nuovo sarebbe un tradimento ancor più crudele, che gli elettori non dimenticherebbero.

Il Labour ha bisogno dei sostenitori del Leave per vincere le prossime elezioni. Come ha sottolineato l’accademico Richard Johnson, il 61% delle circoscrizioni del Labour ha votato per il Leave, così come molti dei suoi collegi-chiave e marginali. Sostenere un secondo voto potrebbe costare molto caro a Corbyn.

Ma se anche il Labour dovesse riuscire in un qualche modo ad arrancare al “N° 10”, lo farebbe non con il supporto della sua base tradizionale, ovvero la classe operaia, ma a dispetto di questa.

Quelli dell’edilizia popolare, quelli senza istruzione formale, quelli che guadagnano meno di 1.200 sterline al mese ….. sono stati i tre gruppi più favorevoli a sostenere la Brexit, secondo il National Center for Social Research.

E sono proprio queste le persone che il Labour intenderebbe rappresentare.

Sì, è vero che il voto sulla Brexit ha rappresentato l’improbabile coalizione fra le contee Tory e le vecchie città industriali. Ma è stata la classe lavoratrice inglese e gallese a tracciare la linea!

Il sostegno della classe operaia al Labour era in declino da decenni, come tutti ben sanno. Ma sotto Corbyn – il presunto difensore dei valori dell’”Old Labour Party” – e sulla scia della Brexit, questo processo si è accelerato.

Nelle ultime elezioni l’appartenenza di classe ha cessato di essere un utile indicatore delle intenzioni di voto, visto che la classe media è corsa verso il  Labour, mentre i Leavers della classe operaia verso i Tories. Conseguenza di questo dinamismo elettorale  il Labour si trova ormai e più che altro nelle città universitarie e nelle grandi città.

Il tradimento della Brexit, quindi, confermerebbe nelle menti di molti elettori che il Labour non è più il loro Partito, ma che è diventato il Partito degli studenti e del settore pubblico, un Partito che non si preoccupa più dei lavoratori ma dei primi due.

Chi avrebbe mai pensato che Jeremy Corbyn, che ha passato gran parte della sua vita politica su posizioni euroscettiche, sarebbe diventato l’uomo che avrebbe portato il Labour su queste posizioni? L’uomo che tanto ha imparato stando ai piedi del grande Tony Benn è diventato il necroforo della tradizione euroscettica laburista.

Noi di spiked ormai da molto tempo definiamo il Labour e il Tory come dei Partiti zombie, reliquie del secolo scorso che non rappresentano più né i loro ideali né il loro elettorato. Eppure continuano comunque la loro attività.

Ma mai, come nel caso del Labour, il fatto è così evidente come lo è oggi. Il “Partito del Popolo” sta chiedendo al popolo di votare di nuovo. Il “Partito dei Lavoratori” sta sfidando milioni di lavoratori per compiacere una classe media urbana adusa a farsi strada da sola.

Qualunque cosa accada nelle settimane, nei mesi e negli anni a venire il Labour, per come lo conoscevamo, è morto, anche se continua il suo strascinato cammino.

Tom Slater per spiked-online

Link Originale: https://www.spiked-online.com/2019/02/26/labour-is-a-dead-party-walking/

Scelto e Tradotto da Franco

 

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